L’importanza della gestione sostenibile e della tutela qualità delle risorse idriche mondiali sono da tempo universalmente riconosciute. Ciononostante, l‘impatto negativo delle attività antropiche, specialmente nei settori agricolo ed industriale, sullo stato qualitativo e quantitativo di tali risorse continua a causare una riduzione delle acque effettivamente utilizzabili e potabili.

Eppure molteplici strumenti di tutela delle risorse idriche, volti al raggiungimento di un utilizzo sostenibile ed equo delle stesse, sono stati identificati ed implementati a livello internazionale. Ad esempio, in Europa sono state adottate direttive che riguardano l’acqua potabile, le acque reflue urbane, la tutela degli habitat, delle aree marine protette e delle acque di balneazione, le inondazioni, l’inquinamento da plastica e da sostanze chimiche pericolose. Tra queste, la direttiva 91/271/CEE e la direttiva quadro sulle acque 2000/60, la quale ha sancito la necessità di istituire un quadro per la protezione delle acque superficiali interne, delle acque di transizione e delle acque costiere e sotterranee. Tra i principali obiettivi di quest’ultima: 1) garantire una fornitura sufficiente di acque superficiali e sotterranee di buona qualità per un utilizzo idrico sostenibile, equilibrato ed equo; 2) ridurre in modo significativo l’inquinamento delle acque sotterranee; 3) proteggere le acque territoriali e marine; 4) realizzare gli obiettivi degli accordi internazionali in materia, compresi quelli mirati a impedire ed eliminare l’inquinamento marino. Tuttavia, a causa degli scarsi risultati ottenuti nel primo decennio di attuazione, il termine ultimo entro il quale tutte le acque europee dovranno raggiungere buone condizioni è stato prorogato dal 2015 al 2027. Oggi, stando alla pubblicazione del quinto resoconto sullo stato di attuazione della direttiva quadro sulle acque della Commissione Europea[1] (26/02/2019), si è ancora lontani dall’ottenimento di un soddisfacente miglioramento della qualità delle acque. Infatti, se la maggior parte delle acque sotterranee sono oggi classificabili come in buono stato, meno della metà di quelle superficiali rispettano gli standard europei.

Il monitoraggio dello stato delle acque, in Italia, avviene ad opera di ISPRA ed è consultabile nell’Annuario dei dati ambientali. La qualità delle acque superficiali è valutata per lo stato ecologico e per quello chimico, per il quale l’UE ha stabilito un elenco di sostanze inquinanti e le relative concentrazioni limite. In riferimento ai dati dell’Annuario del 2018 relativi alle acque superficiali si evince che solo il 43% dei corpi idrici fluviali ed il 20% dei laghi monitorati, complessivamente 7.840, presenta un buono o elevato stato qualitativo e che, rispettivamente, il 41% ed il 39% risultano al di sotto degli standard europei. Livelli più conformi alla direttiva sono invece quelli riguardanti lo stato di qualità chimico delle acque superficiali, per i quali il 75% dei fiumi ed il 48% dei laghi risultano in buono stato.

I corpi idrici sotterranei, valutati in funzione dello stato quantitativo e chimico, risultano in buono stato quantitativo per il 61% ma, al contempo, un quarto di essi è eccessivamente contaminato da sostanze chimiche di origine antropica. Infine, in riferimento alle acque marino-costiere uno stato qualitativo elevato si rivela solamente in Sardegna, mentre si evidenziano situazioni di criticità diffuse per lo stato chimico, eccetto nei Distretti dell’Appennino Centrale e della Sardegna in cui oltre l’80% dei corpi idrici vanta uno stato chimico buono.

 

[1] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=COM:2019:95:FIN&from=EN