Il mondo della cooperazione internazionale si trova di fronte ad una scelta che potrebbe sconvolgere il panorama del continente africano, che da qualche giorno ha visto il moltiplicarsi dei fenomeni di coronavirus da nord a sud del continente, colpendo tutti gli Stati ad eccezione della Sierra Leone, del Mali, del Mozambico, del Sud Sudan, dell’Eritrea, del Madagascar, dello Zimbabwe, dell’Uganda e del Botswana

In Africa la situazione è al momento sotto controllo e non mancano i primi provvedimenti adottati, come la chiusura delle scuole in Gambia. Ma il principale pericolo potrebbe non essere endemico alla società africana, già colpita da problemi socio-economici, ambientali e sanitari. La principale fonte di contagio potrebbe arrivare da coloro che in Africa si recano non per combattere guerre, ma da chi prova a dare una mano, i cooperanti.

Molti sono i giovani che si stanno ponendo il problema di cosa potrà accadere se proprio il mondo della cooperazione, che tanto ha fatto e tuttora fa per risollevare le condizioni di paesi in cui è difficile persino procurarsi i beni di prima necessità, sarà veicolo di una malattia dalle conseguenze incalcolabili nel già fragile contesto africano. D’altro canto, non partire potrebbe provocare un peggioramento delle situazioni verso le quali da anni si sono moltiplicati gli sforzi per trovare delle soluzioni.

La scelta sul da farsi richiederebbe un intervento istituzionale, ma la scelta andrebbe fatta in maniera conscia di tutti i fattori in gioco. C’è il rischio concreto di dare il colpo di grazia a un continente già martoriato.