Lo scorso 2 luglio il Comitato Europeo delle Regioni (CdR) ha adottato una risoluzione in cui fissa le sue tre priorità per i prossimi cinque anni per rendere l’Unione europea più resiliente, sostenibile e coesa, rafforzando la partecipazione delle regioni e delle città all’elaborazione e all’attuazione delle politiche dell’UE. Scopo finale è quello di avvicinare l’Europa ai cittadini. A tale risoluzione è seguito un bilaterale tra il presidente del CdR Apostolos Tzitzikostas e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in cui è stata proposta la creazione di un team congiunto del CdR e della Commissione per monitorare l’attuazione efficiente dei progetti co-finanziati dall’UE e l’avvio di una campagna di sensibilizzazione congiunta per comunicare il valore aggiunto del bilancio dell’Unione.

Più della metà dei fondi dell’UE viene erogata attraverso i Fondi strutturali e d’investimento europei (fondi SIE): Fondo europeo di sviluppo regionale; Fondo sociale europeo; Fondo di coesione; Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale; Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, i quali sono gestiti in maniera congiunta dalla Commissione Europea dagli Stati Membri. Secondo i dati aggiornati al 2019 sull’utilizzo di tali fondi, l’Italia ha un budget totale di oltre 75 miliardi di euro da investire in vari settori, come l’occupazione e il sostegno alle piccole e medie imprese, il rafforzamento della ricerca e dell’innovazione, la protezione ambientale e il benessere sociale. Questo rende l’Italia il secondo beneficiario dei fondi europei, ma è il terzultimo per il loro effettivo utilizzo: dei 75 miliardi di fondi, l’Italia ne ha programmati il 73% e ne ha spesi il 35%, mentre la media europea è dell’86% di fondi già impegnati e il 41% dei fondi spesi. Ciò significa che ancora troppe risorse messe a disposizione a beneficio dei cittadini europei non vengono utilizzati.

Se si pensa che a tali risorse si aggiunge anche il potenziale dei fondi diretti erogati direttamente dalla Commissione Europea – tra i più noti Horizon 2020; Dritti, Uguaglianza e Cittadinanza; Giustizia; Erasmus+; Europa Creativa; Life – si comprende che, se impiegato correttamente, il bilancio dell’UE può svolgere un ruolo considerevole nello sviluppo del nostro paese.

Si tratta di opportunità di finanziamento di cui a volte si ignora l’esistenza, di cui spesso non si coglie l’apporto che possono dare all’economia reale, o che vengono malgestiti. Ciò è dovuto a molteplici fattori. Scarsa fiducia nell’Unione Europea e quindi scarso interesse – il 55% degli Italiani non ha fiducia nell’UE (Eurobarometro, 2019) – scarsa informazione e scarse competenze specifiche in termini di programmazione, formulazione e gestione dei progetti. Negli ultimi anni è emersa la professione dell’europrogettista, esperto di fondi comunitari che si occupa di monitorare i bandi europei e presentare proposte di progetto per conto di enti pubblici e privati, con l’obiettivo di accedere ai finanziamenti europei. Una professione in ascesa che può fare la differenza, tuttavia anche la Pubblica amministrazione, gli imprenditori e le associazioni dovrebbero accrescere la loro conoscenza dei fondi europei e la loro capacità di accedervi e di gestirli per avviare iniziative ad alto valore economico e sociale, sia a livello locale che europeo.

Emerge dunque la necessità di sviluppare le competenze in tale ambito e proprio per questo motivo Progeu sta facendo della formazione un punto fondamentale della sua mission. L’erogazione di corsi di specializzazione, che combinino in un percorso intensivo la teoria alla pratica, è rivolta proprio a chi aspira a diventare europrogettista, o voglia sviluppare la propria idea, la propria associazione o la propria impresa attraverso i finanziamenti europei.