Il 29 Marzo 2019 sarà una data che segnerà inevitabilmente la storia dell’Unione Europea. E’, infatti, prevista l’ufficializzazione della Brexit, ovvero la fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione. Una separazione, frutto del referendum tenutosi il 23 giugno 2016, che avrà ripercussioni su molti aspetti della vita dei cittadini e delle organizzazioni presenti sul territorio europeo.

La bozza tecnica di accordo elaborata dal governo britannico, guidato dal Primo Ministro Theresa May, recatasi a Bruxelles per firmare una dichiarazione politica comune con i 27 Paesi dell’Unione Europea, è stata approvata dalle autorità europee, nonostante alcune riserve iniziali da parte di Francia e Spagna. L’ultimo scoglio che il primo ministro inglese si troverà ad affrontare sarà l’approvazione dello stesso da parte della Camera dei Comuni britannica: al momento, infatti, anche all’interno del partito conservatore, vi sono resistenze alla ratifica dell’accordo, visto da molti esponenti politici come una resa alle condizione europee.

Tralasciando lo scenario politico, non ancora del tutto dettagliato, analizziamo le conseguenze e le potenziali ricadute che la Brexit avrà a livello sociale ed economico.

Mobilità dei cittadini

Come ben noto, i cittadini appartenenti all’Unione possono liberamente circolare all’interno di tutto il territorio europeo, senza dover richiedere alcun visto di ingresso. Questo è quello che accade anche oggi per i cittadini britannici. Alla fine del periodo di transizione previsto per adeguarsi alle nuove direttive, tale scenario sarà oggetto di modifiche. Infatti, come spiegato dalla Commissione Europea, dal momento che non esiste un’esenzione dai visti, dal 30 marzo 2019 per entrare in Europa, i cittadini britannici avrebbero dovuto dotarsi di regolare visto. Tuttavia, la Commissione, tramite il suo vicepresidente Frans Timmermans, ha annunciato che i cittadini britannici verranno esentati dall’obbligo di visto per periodi di soggiorno brevi (inferiore a 90 giorni). Lo stesso Timmermans ha fatto sapere che tale iniziativa è subordinata al fatto che il Regno Unito adotti una politica simile nei confronti dei cittadini europei.

Mobilità delle merci

A prescindere da quali saranno gli accordi, la Brexit porterà ingenti cambiamenti alla struttura degli scambi commerciali tra Unione europea e Regno Unito. Il Regno Unito non sarà più parte del territorio doganale dell’Unione e, pertanto, sarà considerato a tutti gli effetti un Paese terzo. Ciò farà venire meno la libertà di circolazione delle merci al momento assicurata. In generale, le piccole e medie imprese dell’UE saranno quelle colpite maggiormente dall’impatto della Brexit. Infatti, la maggior parte di queste acquista e vende prodotti sul mercato europeo e non ha mai effettuato operazioni commerciali con Paesi terzi. Dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, molte PMI si troveranno di fronte a procedure e formalità doganali di import/export del tutto nuove. Ad oggi, le alternative che garantirebbero una diminuzione dell’impatto negativo della Brexit sugli scambi commerciali tra UE e Regno Unito sono essenzialmente due: un’unione doganale o un accordo di libero scambio.

L’unione doganale richiamerebbe alcune delle politiche adottate dall’Unione verso alcuni paesi, tra cui Turchia e Andorra. Tale modello prevede l’abbattimento daziario per i prodotti importati in una parte ed esportati nell’altra. L’accordo di libero scambio, invece, si baserebbe sulle regole di origine preferenziale: i prodotti, provenienti da una delle due parti coinvolte, beneficerebbero di una riduzione o dell’abbattimento dei dazi all’importazione.

Partnership tra paesi

In ultimo, la Brexit sta già creando e creerà in futuro ostacoli a possibili partnership tra organizzazioni con sede in Europa e quelle stabilite nel Regno Unito. Sono infatti chiare le disposizioni impartite dalla Commissione Europea in merito ai beneficiari dei finanziamenti erogati: per gli enti localizzati nel Regno Unito i criteri di ammissibilità devono essere mantenuti per l’intera durata della sovvenzione. In caso contrario, le organizzazioni cesseranno di ricevere fondi e/o saranno invitati ad abbandonare le iniziative.

In ogni caso, come per gran parte dell’accordo sulla Brexit, le trattative vere e proprie per le relazioni future tra Regno Unito e Unione Europea saranno approfondite e concordate nel periodo di transizione, ovvero tra 30 marzo 2019 e 31 dicembre 2020.