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Commissione Europea: Pubblicato il report 2018 sui servizi pubblici digitali in Europa

Il 22 novembre la Commissione Europea ha pubblicato l’“eGovernment Benchmark 2018 – Securing eGovernment for all”, contenente un’analisi approfondita del livello di digitalizzazione dei servizi pubblici nei Paesi Membri dell’Unione e in Islanda, Norvegia, Montenegro, Serbia, Svizzera e Turchia. Il punto di partenza dell’analisi è l’“eGovernment Action Plan 2016-2020” pubblicato dalla Commissione e in cui vengono identificati i principali obiettivi per lo sviluppo digitale del settore dei servizi pubblici in Europa: la modernizzazione della pubblica amministrazione attraverso strumenti ICT, il potenziamento della mobilità transfrontaliera tramite l’utilizzo di servizi pubblici digitali interoperabili e la facilitazione dell’interazione digitale tra cittadini e imprese con le amministrazioni per l’implementazione di servizi pubblici di alto livello.
La valutazione delle performance è basata su quattro indicatori chiave: centralità dell’utente, trasparenza, mobilità transfrontaliera e strumenti chiave. L’osservazione e l’analisi dei parametri è stata realizzata in rapporto ad eventi specifici in cui il cittadino si trova a contatto con gli strumenti forniti dal settore pubblico come ad esempio l’avviamento e gestione di un’impresa o l’acquisto e l’utilizzo di un’automobile.
Se i risultati mostrano una crescita generale nelle performance digitali dei servizi pubblici europei, ad ottenere i punteggi più elevati sono stati 10 paesi dell’UE (Malta, Austria, Svezia, Finlandia, Paesi Bassi, Estonia, Lituania, Lettonia, Portogallo e Danimarca) e la Norvegia, i cui risultati attestano la capacità di fornire servizi pubblici digitali di alta qualità e una grande offerta di servizi informatizzati.
Tra i punti positivi, nello scenario generale, spicca la crescita dei servizi pubblici disponibili online, presenti nel 66% dei casi e una diffusa attenzione alla facilità di accesso e al supporto degli utenti, disponibile nell’88% dei servizi analizzati.  Tra i risultati meno positivi si evidenzia invece come 18 dei 27 paesi non abbiano ancora previsto strumenti per informare gli utenti riguardo le modalità e l’utilizzo dei loro dati personali e una generale necessità di maggiore trasparenza nelle comunicazioni degli enti pubblici.
Il report presenta, dunque, una situazione generalmente positiva ma con importanti margini di miglioramento come evidenziato anche dalle dichiarazioni di Mariya Gabriel, Commissaria responsabile per l’Economia e la società digitali: “Negli ultimi anni sono stati compiuti progressi significativi verso amministrazioni pubbliche aperte, inclusive e collaborative in tutta Europa, ma rimane margine di miglioramento per servire meglio tutti i cittadini.”

INTERREG MED 2014-2020: terzo bando per progetti modulari

Il 30 ottobre è stato aperto ufficialmente il terzo bando per progetti modulari INTERREG MED 2014-2020, il programma transnazionale di Cooperazione Europea per l’area Mediterranea al quale hanno aderito 13 paesi sulla costa mediterranea, 3 paesi IPA (Instrument for Pre-accession Assistance) e 3 nuovi paesi aderenti. L’obiettivo del programma è di promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso idee e  pratiche innovative per un uso ragionevole delle risorse e di supportare l’integrazione sociale attraverso un approccio di cooperazione integrato e territoriale.
Il terzo bando si inserisce nell’ambito dell’ASSE 1  e dell’ASSE 3 di tale programma:

A1: INNOVAZIONE con relativo Obiettivo Specifico 1.1 Aumentare l’attività transnazionale dei cluster e delle reti nei settori chiave dell’area Med – Sub-obiettivo: Crescita Blu;
A3: RISORSE NATURALI E CULTURALI con relativi Obiettivo Specifico 3.1 Favorire lo sviluppo di un turismo marittimo e costiero sostenibile e responsabile nell’area specifica del Programma e Obiettivo Specifico 3.2 Mantenere la biodiversità e gli ecosistemi naturali attraverso il rafforzamento della gestione e delle reti nelle aree protette.

Sono ammesse proposte di un solo tipo: progetti multi- modali M2 Testing + M3 Capitalising.
Il budget per il seguente bando ammonta approssimativamente a  30 milioni di euro così ripartiti:

Asse 1: 8 milioni di euro
Asse 3: 22 milioni di euro

Sono inoltre previsti ulteriori 2 milioni di euro per le proposte dei paesi IPA e l’allocazione finale è sottoposta alle ulteriori decisioni del Comitato Direttivo del Programma.
Le procedure di proposta saranno suddivise in due fasi:

Pre-application phase
Full-application phase , aperta solo ai progetti selezionati nella prima fase

Per la pre-application phase, le proposte dovranno  dovranno essere inviate online, attraverso lo strumento SYNERGIE CTE, entro il 31 gennaio 2019. Per i progetti selezionati nelle pre-application phase, il termine per inviare le proposte progettuali complete va, indicativamente, da maggio a giugno 2019. L’approvazione dei progetti è prevista per Settembre 2019.
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Inclusione sociale attiva: il bando pluriennale POR FSE per il Terzo settore

Da Febbraio a Marzo la nuova scadenze 2019 per il Programma Operativo della Regione Lazio cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo che ha come obiettivo l’uso efficiente delle risorse finanziarie destinate allo sviluppo nel periodo 2014-2020, con Determinazione n. G14928 del 14 Dicembre 2016.  Le modalità di utilizzo delle risorse POR FSE sono state disciplinate nel Regolamento UE n. 1303/2013 e prevedono determinati assi di intervento e priorità di allocazione finalizzati all’ottenimento di specifici obiettivi. Le proposte ammesse al contributo di tale bando ricadono nella priorità 9, “Inclusione attiva anche per promuovere le pari opportunità e la partecipazione attiva e migliorare l’occupabilità” e nell’obiettivo specifico 9.1, “Riduzione della povertà, dell’esclusione sociale e promozione dell’innovazione sociale”.
I destinatari delle proposte progettuali sono infatti persone in condizione di svantaggio e di particolare vulnerabilità e fragilità sociale, comunitarie e non, residenti nella Regione Lazio:

Donne vittime di violenza prese in carico dalla rete antiviolenza e avviate verso percorsi di autonomia;
Giovani tra i 18 e i 29 anni in condizioni di disagio economico e sociale definito dai seguenti elementi: inoccupazione persistente, famiglie multiproblematiche, condizioni a rischio per uso stupefacenti e micro criminalità;
Giovani adulti tra i 18 e i 35 anni con disabilità (art.3 comma 1 della legge 104/92) e/o disagio psichico medio-grave diagnosticato dalle strutture sanitarie pubbliche;
Persone tra i 16 e i 24 anni di età sottoposte ad almeno un provvedimento definitivo di condanna emesso dall’Autorità giudiziaria con limitazione o restrizione della libertà individuale, in regime di media sicurezza senza aggravanti di pericolosità sociale a 6/9 mesi dal fine pena;
Persone tra i 25 e i 54 anni di età sottoposte ad almeno un provvedimento definitivo di condanna emesso dall’Autorità giudiziaria di limitazione o restrizione della libertà individuale, in regime di media sicurezza senza aggravanti di pericolosità sociale a 6/9 mesi dal fine pena.

Possono presentare proposte progettuali i soggetti del Terzo settore che:

Abbiamo una documentata esperienza, almeno triennale, nelle attività di presa in carico e con i target indicati;
Abbiano sede legale e operativa nella Regione Lazio oppure sede legale fuori dalla Regione Lazio ma con almeno una sede operativa ubicata nel territorio regionale.

Le risorse destinate corrispondono ad un ammontare totale di euro 24.000.000,00 e sono suddivise in 5 linee che corrispondono a tipologia di destinatari differenti. I progetti possono indirizzati ad uno o più gruppi di beneficiari e devono articolarsi obbligatoriamente in tre fasi: presa in carico, orientamento e progetto individualizzato. Le durata massima dei progetti è di 12 mesi  e, per ogni singolo target, il percorso individuale non deve avere durata superiore a 10 mesi.
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Brexit: le conseguenze in Europa

Il 29 Marzo 2019 sarà una data che segnerà inevitabilmente la storia dell’Unione Europea. E’, infatti, prevista l’ufficializzazione della Brexit, ovvero la fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione. Una separazione, frutto del referendum tenutosi il 23 giugno 2016, che avrà ripercussioni su molti aspetti della vita dei cittadini e delle organizzazioni presenti sul territorio europeo.
La bozza tecnica di accordo elaborata dal governo britannico, guidato dal Primo Ministro Theresa May, recatasi a Bruxelles per firmare una dichiarazione politica comune con i 27 Paesi dell’Unione Europea, è stata approvata dalle autorità europee, nonostante alcune riserve iniziali da parte di Francia e Spagna. L’ultimo scoglio che il primo ministro inglese si troverà ad affrontare sarà l’approvazione dello stesso da parte della Camera dei Comuni britannica: al momento, infatti, anche all’interno del partito conservatore, vi sono resistenze alla ratifica dell’accordo, visto da molti esponenti politici come una resa alle condizione europee.
Tralasciando lo scenario politico, non ancora del tutto dettagliato, analizziamo le conseguenze e le potenziali ricadute che la Brexit avrà a livello sociale ed economico.
Mobilità dei cittadini
Come ben noto, i cittadini appartenenti all’Unione possono liberamente circolare all’interno di tutto il territorio europeo, senza dover richiedere alcun visto di ingresso. Questo è quello che accade anche oggi per i cittadini britannici. Alla fine del periodo di transizione previsto per adeguarsi alle nuove direttive, tale scenario sarà oggetto di modifiche. Infatti, come spiegato dalla Commissione Europea, dal momento che non esiste un’esenzione dai visti, dal 30 marzo 2019 per entrare in Europa, i cittadini britannici avrebbero dovuto dotarsi di regolare visto. Tuttavia, la Commissione, tramite il suo vicepresidente Frans Timmermans, ha annunciato che i cittadini britannici verranno esentati dall’obbligo di visto per periodi di soggiorno brevi (inferiore a 90 giorni). Lo stesso Timmermans ha fatto sapere che tale iniziativa è subordinata al fatto che il Regno Unito adotti una politica simile nei confronti dei cittadini europei.
Mobilità delle merci
A prescindere da quali saranno gli accordi, la Brexit porterà ingenti cambiamenti alla struttura degli scambi commerciali tra Unione europea e Regno Unito. Il Regno Unito non sarà più parte del territorio doganale dell’Unione e, pertanto, sarà considerato a tutti gli effetti un Paese terzo. Ciò farà venire meno la libertà di circolazione delle merci al momento assicurata. In generale, le piccole e medie imprese dell’UE saranno quelle colpite maggiormente dall’impatto della Brexit. Infatti, la maggior parte di queste acquista e vende prodotti sul mercato europeo e non ha mai effettuato operazioni commerciali con Paesi terzi. Dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, molte PMI si troveranno di fronte a procedure e formalità doganali di import/export del tutto nuove. Ad oggi, le alternative che garantirebbero una diminuzione dell’impatto negativo della Brexit sugli scambi commerciali tra UE e Regno Unito sono essenzialmente due: un’unione doganale o un accordo di libero scambio.
L’unione doganale richiamerebbe alcune delle politiche adottate dall’Unione verso alcuni paesi, tra cui Turchia e Andorra. Tale modello prevede l’abbattimento daziario per i prodotti importati in una parte ed esportati nell’altra. L’accordo di libero scambio, invece, si baserebbe sulle regole di origine preferenziale: i prodotti, provenienti da una delle due parti coinvolte, beneficerebbero di una riduzione o dell’abbattimento dei dazi all’importazione.
Partnership tra paesi
In ultimo, la Brexit sta già creando e creerà in futuro ostacoli a possibili partnership tra organizzazioni con sede in Europa e quelle stabilite nel Regno Unito. Sono infatti chiare le disposizioni impartite dalla Commissione Europea in merito ai beneficiari dei finanziamenti erogati: per gli enti localizzati nel Regno Unito i criteri di ammissibilità devono essere mantenuti per l’intera durata della sovvenzione. In caso contrario, le organizzazioni cesseranno di ricevere fondi e/o saranno invitati ad abbandonare le iniziative.
In ogni caso, come per gran parte dell’accordo sulla Brexit, le trattative vere e proprie per le relazioni future tra Regno Unito e Unione Europea saranno approfondite e concordate nel periodo di transizione, ovvero tra 30 marzo 2019 e 31 dicembre 2020.

Erasmus+ 2019: importanti novità nel Settore dell’Istruzione Superiore

Il Nuovo Programma Erasmus+ 2019 ha una dotazione finanziaria di 2,7 miliardi di euro con importanti novità dedicate al settore “Università”, in particolare, l’inserimento del programma pilota per istituire sei Università Europee e l’avvio di Master congiunti tra EU e Giappone. Inoltre, in riferimento ai paesi partecipanti la Serbia entra a pieno titolo tra i Programme Countries mentre per il Regno Unito i requisiti di ammissibilità dovranno essere mantenuti per tutta la durata del progetto, in caso contrario non riceveranno più finanziamenti.
Il Programma Erasmus+ 2019 conferma il suo impegno nell’offrire opportunità di studio, di formazione professionale, di rafforzamento delle capacità e di integrazione a livello europeo e non solo. I settori interessati sono quelli dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport, ed è destinato a singoli individui e ad organizzazioni di varia natura stabiliti nei Paesi partecipanti al Programma e, in alcuni casi specifici, nei Paesi partner.
Il Programma mira a promuovere un uso efficiente del talento e del capitale sociale europeo, investendo in conoscenza, abilità e competenze che possano apportare benefici alla società nel suo complesso in termini di crescita, equità e inclusione sociale. Da tale obiettivo deriva quindi il sostegno per l’apprendimento formale e non formale e per il rafforzamento delle opportunità di cooperazione e mobilità transnazionale.
Le azioni finanziabili fanno riferimento a progetti di mobilità individuale, progetti di cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone pratiche, progetti di sostegno alle riforme politiche, nonché progetti relativi alle attività Jean Monnet per gli studi sull’Unione Europea, e infine progetti attinenti all’ambito dello sport.
Per maggiori informazioni sui singoli Bandi Erasmus e le relative scadenze clicca qui

25 novembre: Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Nel 1993 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha redatto la “Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne” nella quale il fenomeno è  stato descritto come “ogni atto o violenza di genere che provoca, o potrebbe provocare, dolore o sofferenza fisica, psicologica o sessuale nelle donne, inclusi gli atti di minaccia, coercizione o arbitraria privazione di libertà, praticati nella vita pubblica o privata”. Il 17 dicembre 1999 venne istituita. dalla stessa Assemblea Generale, con la risoluzione 54/134, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, da allora ricorre ogni 25 novembre, anche chiamata Orange Day dalla piattaforma di mobilitazione sociale Say NO – UNiTE  (realizzata dalla campagna per le donne delle Nazioni Unite e lanciata nel 2009 per mobilitare la società civile, i governi e il sistema ONU).
I dati elaborati dall’ONU sono allarmanti: 1 donna su 3 subisce nella vita atti di violenza fisica o sessuale, la maggior parte delle volte da parte del partner;  solo il 52% delle donne sposate o in una relazione ha potere di decidere liberamente in ambito sessuale, della contraccezione o della salute;  nel mondo, quasi 750 milioni di donne si sono sposate prima dei 18 anni, mentre 200 milioni di donne sono state sottoposte a pratiche di mutilazione genitale femminile; 1 donna su 2 vittima di omicidio è stata uccisa dal proprio partner o in famiglia, mentre solo 1 uomo su 20 vittima di omicidio è stato ucciso in circostanze simili; il 71% di tutte le vittime di traffico di esseri umani nel mondo sono donne e ragazze, e 3 su 4 di queste donne subiscono sfruttamento sessuale; la violenza contro le donne è causa di morte e incapacità tra le donne in età riproduttiva, tanto quanto lo è il cancro, e una tra le maggiori cause di malattia.
Purtroppo quello della violenza sulle donne è un tema ancora molto attuale. Anche se si sono fatti dei passi in avanti in tema di diritti umani, e anche se ormai se ne parla apertamente grazie alle attività di sensibilizzazione, sono ancora molte le donne che subiscono violenza in silenzio, arrivando nei casi estremi ad essere uccise, la maggior parte delle volte dalla persona che afferma di amarle e la collettività ha il dovere di far sentire la propria presenza e solidarietà a queste donne, sperando di riuscire ad infondere il coraggio di denunciare la violenza e dire basta ai soprusi e ai ricatti psicologici.
Eventi nazionali 
A Roma si terrà una grande manifestazione, che raccoglie adesioni da tutta Italia; parteciperanno donne, associazioni, collettivi e centri antiviolenza. L’organizzazione è in mano al movimento “Non Una di Meno”, che ricalca le orme del femminismo sessantottino, portandone l’eredità fino ai nostri giorni e affermando che la violenza di genere non è un fatto privato da risolvere in casa, ma un problema pubblico da risolvere nella società. Il corteo partirà alle 14:00 da Piazza della Repubblica. Il 25 novembre alle ore 21, la Casa Internazionale delle Donne di via della Lungara, organizzerà il concerto “Orme di rivolta” curato dalle Agrimanto.
A Milano il Comune  ha promosso i concerti in Piazza Città di Lombardia tenutosi lo scorso 19 novembre e da oggi verrà posta la targa celebrativa sulla simbolica panchina rossa nella medesima piazza. Inoltre, nei giorni 22,23 e 24 novembre il 39° piano di Palazzo Lombardia verrà illuminato con una luce arancione, solore simbolo per la campagna Onu Orange the world.
Nella città di Torino verranno inaugurate le “panchine d’artista” il 23 novembre, presso lo Spazio Donne della Cascina Roccafranca ed alle ore 21.30 verranno eseguite delle letture teatrali che raccontano di storie di donne che hanno subito violenze. Il 25 novembre, invece, all’interno della Sala Consiliare della Circoscrizione 5, si terrà lo spettacolo “Storia di Bimba” sulla violenza vissuta dai minori.
A Firenze dall’8 fino al 26 novembre si susseguono gli eventi “Filo Rosso” tra cui mostre, spettacoli e performance .
Eventi di sensibilizzazione sulla tematica della violenza di genere anche a Bologna, come lo spettacolo che si terrà domani, 23 novembre, presso l’Aula Magna dell’Ospedale Maggiore che rappresenterà storie vere con personaggi romanzati per offrire a studenti e studentesse molteplici spunti di riflessione
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo: pubblicati due bandi per sostenere la cooperazione pubblica allo sviluppo e la lotta alle epidemie individuate dal Fondo Globale

Il 29 ottobre sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana sono stati pubblicati due bandi: bando OCS e bando Global Fund 2018 per supportare le Organizzazioni della società civile, Università ed Enti Pubblici alla presentazione di proposte progettuali per la realizzazione di interventi di cooperazione.
Il primo bando, rivolto solo alle OSC e ai soggetti senza finalità di lucro, deve realizzarsi nei Paesi, settori e priorità indicati nel Documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo 2017. In particolare le iniziative dovranno avere luogo in 4 differenti macro aree: Africa, Balcani, Medio Oriente, America Latina e Caraibi. Ad ognuna di queste sono specificati dei settori prioritari ai quali è dato maggiore risalto e interesse ad essere perseguiti.
Il seguente avviso prevede quindi una suddivisione delle procedure di finanziamento in tre lotti e specifiche priorità territoriali. Il budget messo a disposizione è di 70 milioni di euro e per ogni lotto è stato assegnato una percentuale del totale così distribuito:

Lotto n. 1: il finanziamento ammonta a Euro 35.000.000 (pari al 50% del totale);
Lotto n. 2: il finanziamento ammonta a Euro 21.000.000 (pari al 30% del totale);
Lotto n. 3: il finanziamento ammonta a Euro 14.000.000 (pari al 20% del totale).

La scadenza per la presentazione delle iniziative è il 19 dicembre 2018
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Il secondo bando riguarda il finanziamento di proposte da parte di Organizzazioni della società civile, Università ed enti pubblici per la lotta all’AIDS, alla tubercolosi e alla malaria. Le iniziative dovranno contribuire al raggiungimento degli obiettivi strategici pianificati dal Fondo Globale per il periodo 2017-2022.
Le risorse finanziarie messe a disposizione, suddivise in due linee di finanziamento, sono 2 milioni di euro. I progetti dovranno essere realizzati in uno dei Paesi elencati di seguito:

Angola 2. Burkina Faso 3. Camerun 4. Repubblica Centrafricana 5. Repubblica Democratica del Congo 6. Etiopia 7. Guinea 8. Kenya 9. Malawi 10. Mozambico 11. Senegal 12. Sierra Leone 13. Somalia 14. Sudan 15. Sud Sudan 16. Tanzania 17. Uganda

La scadenza del seguente avviso è fissata al 30 novembre 2018
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“Cosa fa l’Europa per me?”: il nuovo sito del Parlamento Europeo per raccontare tutte le iniziative nei Paesi UE

Ieri 14 novembre 2018 a Strasburgo è stato inaugurato il portale “What Europe Does For Me?” (Cosa fa l’Europa per me?), per mostrare ai cittadini le iniziative ed i progetti attivati nelle diverse regioni europee. Il sito promosso dal Parlamento Europeo e realizzato dal Servizio di ricerca è disponibile in 24 lingue ed interrogabile in base alla posizione geografica, agli argomenti ed agli ultimi aggiornamenti sulle politiche europee. L’obiettivo è quello di avvicinare l’Europa ai cittadini, informandoli in maniera chiara su quanto l’Europa, attraverso politiche e strumenti, realizza nei Paesi dell’UE.  Il sito è inserito nella strategia dell’UE in riferimento alle elezioni europee del 2019 e fa seguito alla campagna “Stavolta voto” che mira a sensibilizzare i cittadini europei alla partecipazione attiva votando alle elezioni del 23-26 maggio 2019 e ad essere loro stessi canali informativi per altri cittadini.
Sul portale sono inseriti 1800 articoli, tra cui 1400 specifici per i territori, 400 dedicati ad iniziative secondo i settori d’interesse e documenti sulle politiche dell’UE; tutti predisposti per essere letti sia in lingua locale sia in lingua inglese. Nella sezione dedicata alla suddivisione regionale i 128 articoli dedicati all’Italia sono suddivisi in 5 regioni: nord ovest; nord est, centro, sud ed isole; ad essi corrisponde una sub-classificazione in riferimento alle città. Interessante l’interfaccia realizzata per esplorare la sezione “Nella mia vita”, che raccoglie articoli dedicati ai diversi aspetti utili ai cittadini ed ai gruppi sociali.
Per accedere al sito clicca qui

Ministero del Lavoro e Politiche Sociali: pubblicato l’Avviso n. 1/2018 per il finanziamento di iniziative e progetti per gli Enti del Terzo Settore

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ha firmato il 26 ottobre 2018 l’atto di indirizzo con il quale sono stati individuati per l’annualità 2018 gli obiettivi generali, le aree prioritarie di intervento e le linee di attività finanziabili attraverso il fondo di cui all’art. 72 del Codice del Terzo Settore.
Le risorse a disposizione ammontano a 23.630.000 di euro per progetti di rilevanza nazionale e 28 milioni di euro le risorse per i progetti locali.
I progetti dovranno riguardare gli obiettivi generali, le aree prioritarie di intervento e le linee di attività indicati nell’Atto di indirizzo 2018 pubblicato dal Ministero del Lavoro e Politiche Sociali.
Tra le altre tematiche potranno riguardare:

promozione della cultura del volontariato
interventi per la salvaguardia dell’ambiente e tutela del patrimonio culturale
accoglienza umanitaria ed integrazione sociale dei migranti
promozione della cultura della legalità e dei diritti umani
riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata

I progetti nazionali dovranno prevedere lo svolgimento delle attività in almeno 10 regioni per un periodo compreso tra i 12 e i 18 mesi con copertura dei costi di realizzazione fino all’80% (50% per le fondazioni).
Per ogni singolo progetto il contributo dovrà essere compreso tra 250mila euro e 900mila euro. Potranno partecipare esclusivamente le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le fondazioni del Terzo Settore.
Le proposte progettuali dovranno pervenire a pena di esclusione entro le 13:00 di lunedì 10 dicembre 2018.
Maggiori informazioni e modulistica per presentare la proposta sulla pagina

INVESTEU IL PROGRAMMA 2021-2027 PER PMI

Il nuovo programma InvestEU riunirà i finanziamenti dell’Unione Europea in forma di prestiti e di garanzie e si ispirerà al cosiddetto Piano Juncker, che ha consentito di conseguire importanti risultati. Nonostante nel 2014 le condizioni di investimento in Europa sono migliorate grazie ad un andamento positivo dell’economica ed agli interventi pubblici come quello del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), c’è ancora una notevole carenza di investimenti in Europa.
Con InvestEU la Commissione intende stimolare ulteriormente gli investimenti per l’innovazione e la creazione di posti di lavoro mobilitando un importo stimato di 650 miliardi di euro con l’obiettivo di sostenere le politiche dell’Unione attraverso la mobilitazione di investimenti pubblici e privati. Lo scopo finale è quello di finanziare soggetti economici ad alto rischio, che investono in attività di ricerca ed innovazione, per i quali i finanziatori privati non possono o non vogliono farsi carico, al fine di promuovere la competitività in economia, la crescita sostenibile, la resilienza sociale e l’inclusione sociale. Il Fondo InvestEU unirà le risorse con il Programma per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI) concedendo strumenti finanziari come il microcredito per lo sviluppo di imprese sociali a favore delle categorie più vulnerabili.
Il Fondo InvestEU mobiliterà investimenti pubblici e privati utilizzando garanzie del bilancio del’UE, sostenendo quattro settori di intervento:

infrastrutture sostenibili (finanzia progetti in energia rinnovabile, connettività digitale, trasporti, economia circolare, acqua, rifiuti e altre infrastrutture ambientali, e oltre);
ricerca,  innovazione e digitalizzazione (finanzia progetti in ricerca e innovazione, commercializzazione dei risultati della ricerca, digitalizzazione dell’industria, favorire la crescita delle imprese innovative, itelligenza artificiale e oltre);
piccole e medie imprese (facilitando l’accesso ai finanziamenti alle piccole e medie imprese e delle piccole imprese a media capitalizzazione);
investimenti sociali e competenze (istruzione, formazione, edilizia popolare, scuole, università, ospedali innovazione sociale, cure mediche assistenza di lunga durata e accessibilità, microfinanza, imprenditoria sociale integrazione di migranti, rifugiati e persone vulnerabili.

Tra le azioni, il programma comprende:

il Fondo InvestEU, per mobilitare investimenti pubblici e privati utilizzando garanzie del bilancio dell’UE;
il polo di consulenza InvestEU che fornisce consulenza tecnica ai progetti di investimento in cerca di finanziamenti;
il portale InvestEU,  per stimolare ulteriormente la creazione di posti di lavoro e sostenere gli investimenti e l’innovazione nell’UE.

Per ulteriori approfondimenti clicca qui

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