È noto ormai come i cambiamenti climatici stiano producendo delle trasformazioni e delle modifiche all’aspetto del nostro pianeta. Gli eventi metereologici estremi che in questi giorni stanno colpendo, in particolar modo, Stati Uniti e Australia sono accentuati dal cambiamento climatico in atto: un fenomeno che ha delle ripercussioni sociali in termini di migrazioni e conflitti. Già nel 2015, il precedente ministro dell’ambiente italiano Gian Luca Galletti dichiarò come in un futuro non troppo lontano potrebbero essere 250 milioni i rifugiati ambientali: un flusso migratorio che si sovrapporrebbe a quelli innescati dai conflitti e dalle persecuzioni etniche, politiche e religiose.

A sottolineare il rapporto sempre più stretto tra clima, migrazioni e conflitti, un recente studio pubblicato sul Global Environment Change dal titolo “Climate, conflict and forced migration”. L’analisi è stata effettuata dai ricercatori dall’International Institute for Applied System, che hanno provato a evidenziare il legame causale tra cambiamenti climatici e i fenomeni migratori, e come questi possano portare allo scoppio di conflitti armati.  Lo studio indica come l’effetto dei cambiamenti climatici assuma particolare rilevanza nei paesi dell’Africa subsahariana, in alcune nazioni del Centro e del Sud America, oltre che in Asia.

Utilizzando i dati delle domande d’asilo provenienti da 157 Paesi sul periodo 2006-2015, forniti dall’UNHCR, comparandoli con quelli delle condizioni climatiche dei Paesi di provenienza dei richiedenti asilo e le dinamiche dei conflitti nei Paesi, i ricercatori hanno sottolineato come “le condizioni climatiche, influenzando la gravità della siccità e la probabilità di conflitti armati, hanno assunto un ruolo significativo come fattore esplicativo per la richiesta di asilo nel periodo 2011-2015″.

Infine, i ricercatori sostengono l’esistenza di un meccanismo la cui causalità scorre in una prima fase dal clima al conflitto e in una seconda fase dal conflitto all’invio di richiedenti asilo e successivamente alla dimensione dei flussi di richiedenti asilo. Questo nesso causale, per lo più legato all’esperienza dei conflitti negli anni 2010-2012, evidenzia un sotto-periodo dominato dalla nascita di conflitti militari in Libia, Egitto, Siria e Sud Sudan e allo scoppio delle primavere arabe.

In merito al rapporto tra clima e conflitti, il 25 gennaio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto un dibattito aperto per discutere l’impatto del cambiamento climatico su pace e sicurezza. In quell’occasione Rosemary DiCarlo, sottosegretario generale per gli affari politici dell’ONU, ha dichiarato che “la relazione tra i rischi legati a clima e i conflitti è complessa e spesso si interseca con fattori politici, sociali, economici e demografici e che i rischi associati ai disastri legati al clima sono già una realtà per milioni di persone in tutto il mondo”.