La Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, si ritrova a dover gestire uno dei periodi più difficili dell’intera storia del nostro continente. Da una parte la maggioranza degli sforzi istituzionali ed economici dell’Unione sono concentrati nel cercare di uscire vittoriosi dalla seconda ondata della pandemia Covid-19, dall’altra è ormai in dirittura d’arrivo la partita riguardante il nuovo multiannual financial framework europeo, con tutto ciò che ne consegue. Ed è evidente che una delle più importanti questioni sul tavolo sia quella del Green Deal, annunciato dalla Presidente quale fiore all’occhiello di questa legislatura.

Il tema investirà certamente ogni singola agenda della Commissione, da quella ambientale, a quella economica, passando per quella meramente istituzionale di rapporti con le le altre istituzioni europee. I punti in questione sono dunque due: da un lato spingere i Commissari a collaborare maggiormente per portare a termine la proposta della Commissione che, nei piani della Presidente Von Der Leyen dovrebbe prevedere nuove misure su ogni singolo aspetto del macro tema ambientale, quindi dalla tassazione per le auto fino a nuovi standard e linee guida per l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabili; in un secondo momento la Commissione dovrà effettuare uno sforzo ancor più importante per convincere l’opinione pubblica e gli Stati Membri, che spesso si sono rivelati i più ostici avversari di queste misure, della bontà di questa proposta e di come questo piano possa davvero stravolgere in senso positivo la vita dell’Unione Europea.

Negli ultimi anni infatti, la spinta dell’opinione pubblica e dei movimenti ambientalisti, sempre più forte, ha fatto sì che anche le istituzioni, nazionali ed europee, si muovessero sempre di più, introducendo nuove misure volte a salvaguardare il nostro pianeta (ed esempio il Parlamento Europeo ha spinto per un taglio delle emissioni del 60% entro il 2030). Da un altro punto di vista, le aziende temono però che un cambio troppo repentino possa portare all’effetto opposto.

In questo contesto va evidenziato però, che il solo sforzo europeo, per quanto ambizioso, non può bastare: se gli altri player emergenti, i paesi BRICS, e gli USA, non si accoderanno a questo sforzo, è chiaro che anche se l’UE tagliasse le proprie emissioni fino a 0 entro il 2050 (attualmente l’UE produce circa l’8% delle emissioni di gas serra), non basterebbe.