Come ogni anno, la Commissione europea ha recentemente pubblicato la relazione annuale sul controllo dell’applicazione del diritto dell’Unione Europea negli Stati Membri, relativa all’anno precedente.

CHI DECIDE E CHI CONTROLLA

la Commissione europea è l’istituzione responsabile di avviare il processo legislativo proponendo nuove iniziative e avviando consultazioni pubbliche, mentre il Consiglio e il Parlamento europeo esaminano e decidono in merito alle proposte della Commissione. Una volta che le proposte sono state adottate, i responsabili dell’attuazione negli ordinamenti giuridici nazionali sono gli Stati Membri, e la Commissione chiude il cerchio controllando che l’applicazione del diritto dell’UE avvenga in modo corretto e tempestivo. Si tratta di un’opera di monitoraggio necessaria affinché tutti i cittadini europei vedano applicati gli stessi principi, gli stessi diritti e le stesse regole e per garantire alle imprese di operare in condizioni di parità all’interno del mercato unico.

La Commissione individua possibili violazioni del diritto dell’UE sulla base delle proprie indagini o di denunce da parte di cittadini, imprese e altre parti interessate. Nel caso si riscontri una presunta violazione da parte di uno Stato Membro, la Commissione può avviare una procedura formale di infrazione. Questa è articolata in più tappe, ciascuna delle quali si conclude entro un termine preciso e con una decisione formale. In prima istanza vi è l’invio di una lettera di costituzione in mora con cui si richiedono ulteriori informazioni al paese interessato; se necessario si procede all’invio di un parere motivato con la richiesta formale di conformarsi al diritto UE; fino ad arrivare al possibile deferimento dinanzi alla Corte di Giustizia. Se, nonostante la sentenza di quest’ultima, lo Stato Membro continua a non rettificare la situazione, la Commissione può deferirlo alla Corte per una seconda volta e richiedere che vengano imposte sanzioni pecuniarie, le quali possono consistere in una somma forfettaria e/o in pagamenti giornalieri.

AREE DI INTERVENTO E PAESI PIÙ E MENO VIRTUOSI

Si legge in una nota che per quanto riguarda il 2019 “la Commissione ha continuato con rigore a garantire l’applicazione delle norme in tutti i settori d’intervento, concentrandosi in primis sugli ambiti che hanno un impatto maggiore sulla quotidianità dei cittadini e delle imprese”. I casi di infrazione avviati nel 2019 sono stati 797 e hanno riguardato in misura maggiore la normativa in materia di ambiente (175), poi il mercato interno, l’industria, l’imprenditorialità e le PMI (147), nonché la mobilità e i trasporti (83).

Lituania, Paesi Bassi e Finlandia hanno registrato il minor numero di nuove procedure per non corretto recepimento o non corretta applicazione del diritto dell’UE, mentre a registrarne di più sono state Bulgaria, Grecia e Cipro. Sommando i nuovi casi a quelli ancora in corso, si riscontra invece che i paesi che hanno chiuso lo scorso anno con il minor numero di procedure di infrazione aperte sono Lituania, Estonia, Danimarca e Finlandia, mentre quelli con il maggior numero sono Spagna, Grecia e Italia.

COM’È LA SITUAZIONE ITALIANA?

Nel 2019 l’Italia è stata interessata da 28 nuovi casi, facendo registrare al 31 dicembre 2019 un totale di 77 procedure di infrazione aperte, di cui 12 per recepimento tardivo, 47 per errato recepimento e/o cattiva applicazione delle direttive, infine 17 per violazioni dei regolamenti, dei trattati e delle decisioni.

Lo scorso anno Il nostro paese è stato deferito dinnanzi alla Corte di giustizia in cinque casi distinti: i primi due casi riguardano l’inquinamento atmosferico e la mancata protezione dei cittadini dagli effetti del biossido di azoto (NO2), e l’inquinamento delle acque in quanto l’Italia non è riuscita a garantire che tutti gli agglomerati con una popolazione superiore a 2.000 abitanti siano dotati di sistemi di raccolta per le acque reflue urbane e che le acque reflue urbane che entrano nei sistemi di raccolta siano adeguatamente trattate prima dello scarico; in un terzo caso l’Italia è stata deferita per il mancato recepimento delle norme di sicurezza di base rivedute per la protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti; mentre nel quarto caso il deferimento è stato dovuto alla mancata modifica della legislazione che prevede un’aliquota fiscale ridotta per gli italiani residenti all’estero che acquistano la loro prima casa sul suolo italiano; infine il quinto caso riguarda le agevolazioni fiscali illecite emerse per la prima volta dalle rivelazioni dei cosiddetti Paradise Papers: l’Italia si è infatti dimostrata incapace di affrontare un sistema illegale di esenzioni per il carburante utilizzato per alimentare gli yacht noleggiati.

Altri casi per cui la Commissione ha inviato all’Italia lettere di messa in mora o pareri motivati hanno riguardato soprattutto l’ambiente e il clima, in particolare: l’incorretto recepimento della normativa UE in tema di sostenibilità dei biocarburanti ed efficienza energetica; il mancato adempimento degli obblighi ai sensi della direttiva sull’acqua potabile; la mancata designazione come Zone Speciali di Conservazione di 463 siti di importanza comunitaria, ai sensi delle norme UE per la conservazione degli habitat naturali e delle specie protette incluse nella rete Natura 2000; la violazione degli obblighi di comunicazione sullo stato ambientale delle acque marine ai sensi della direttiva quadro sulla strategia marina;

Per quanto riguarda il mercato interno, l’industria, l’imprenditorialità e le PMI, le infrazioni hanno riguardato il mancato allineamento della legislazione alla nuova normativa sulla restrizione delluso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche; la non conformità della legislazione nazionale con le norme dell’UE in materia di appalti pubblici e concessioni; la mancata comunicazione delle misure nazionali di recepimento sulle norme che disciplinano le prestazioni di servizi e le fatture ai fini IVA come previsto dalla normativa UE;

In tema di giustizia la procedura è stata avviata per l’incorretto recepimento della direttiva sui diritti delle vittime; mentre in tema di lavoro e protezione sociale le infrazioni hanno riguardato la violazione della direttiva relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali; la non conformità alle norme comunitarie che richiedono che i lavoratori a tempo determinato non abbiano condizioni di lavoro meno favorevoli rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato; l’errata applicazione del principio di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale dei lavoratori extracomunitari su base di parità con i cittadini dell’UE;

Infine, in ambito fiscale, le procedure hanno riguardato il mantenimento di un trattamento preferenziale dei pensionati italiani residenti in altri paesi europei per alcune tasse comunali sulla prima casa in Italia; e la riscossione, a livello regionale, di un’accisa sulla benzina per gli autoveicoli (Imposta Regionale sulla Benzina per Autotrazione – IRBA) in aggiunta all’accisa già riscossa sulla base della normativa UE; mentre in materia di trasporti, è stata riscontrata la violazione della direttiva che stabilisce misure minime di sicurezza relative all’infrastruttura e all’esercizio delle gallerie.

Gli aggiornamenti sullo stato delle procedure di infrazione contro l’Italia sono consultabili qui.