La programmazione finanziaria dell’Unione Europea per la crescita economica e la coesione dei paesi membri viene disciplina dal Quadro finanziario pluriennale (QFP) che definisce le priorità di bilancio dell’UE per i sette anni successivi. É notizia recente il raggiungimento dell’accordo politico preliminare tra il Parlamento Europeo ed il Consiglio sul Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027. Il bilancio 2014-2020 contava su 960 miliardi di euro in impegni finanziari e 908 miliardi in pagamenti.

I fondi UE a disposizione sono di 2 tipologie: diretti, cioè erogati direttamente dalla Commissione Europea attraverso programmi quali Horizon 2020, Creative Europe, Life, Connecting Europe Facility, COSME, ecc.; indiretti (fondi strutturali), quando erogati a livello nazionale e regionale da Ministeri, Regioni ed Enti deputati all’attuazione della politica di coesione in Europa.

Per raggiungere gli obiettivi strategici di Europa 2020, l’Unione Europea ha reso disponibili diverse tipologie di strumenti finanziari, gestiti attraverso: un sistema di “responsabilità condivisa” tra la Commissione europea e le autorità degli Stati Membri.

LA RELAZIONE ANNUALE DELLA CORTE DEI CONTI EUROPEA

Ogni anno la Corte dei conti europea controlla le entrate e le spese del bilancio dell’UE e formula un giudizio sull’affidabilità dei conti annuali e sulla misura in cui le operazioni relative alle entrate e alle spese rispettano la normativa applicabile.

Grazie ai fondi strutturali sono stati finanziati progetti in tutta l’UE che hanno permesso di creare nuovi posti di lavoro, dare accesso alla banda larga, supportare la ricostruzione di ferrovie ecc. Le principali aree di intervento sono: ricerca e innovazione, de-carbonizzazione e cambiamento climatico, inclusione sociale, occupazione e formazione. I paesi dell’UE si sono decisamente basati sul sostegno fornito dai fondi dell’UE per favorire la crescita, l’occupazione e le riforme sostenibili.

Secondo l’ultima relazione annuale della Corte dei conti europea l’Italia è ancora tra i fanalini di coda in Europa per assorbimento dei fondi strutturali, dal Fondo sociale a quello di sviluppo regionale. Da quello che emerge dalla relazione annuale della Corte dei conti europea l’Italia ha speso il 30,7% dei fondi di cui aveva diritto di fronte una media europea del 40%.

Fonte: Corte dei Conti UE

Meglio di tutti fa la Finlandia che sfiora l’80% dei fondi disponibili, poco meglio dell’Irlanda, Lussemburgo e Austria che completano il quartetto in cima.

In Italia il tasso di assorbimento nel 2019 si paragona con quello del 2012 come anni critici dei cicli di spesa a valere sui bilanci settennali dell’UE, 2007-2013 e 2014-2020. La Corte precisa che i tassi di assorbimento variano considerevolmente da un Fondo all’altro. Questa performance conferma le criticità e i dubbi sulla capacità della pubblica amministrazione di spendere in maniera efficiente le risorse stanziate. Il giudizio negativo della Corte ricorda che occorrono norme chiare e semplici per tutti gli impieghi delle risorse finanziarie dell’UE; serve inoltre verificare in modo efficace come venga eseguita la spesa e se siano raggiunti i risultati perseguiti. Nell’ultimo periodo si stanno registrando segnali di “accelerazione” cercando di “recuperare la credibilità perduta”.

La relazione annuale dell’esercizio finanziario precisa che anche al livello europeo si registra un peggioramento della capacità di assorbimento dei fondi europei. Il lento ritmo di assorbimento è dovuto al ritardo nell’avvio dei programmi di spesa e al tempo concesso per la dichiarazione dei costi, che nel 2014-20 è di tre anni. In questo contesto si colloca anche la concentrazione nella fase finale del periodo finanziario delle “spese ad alto rischio”, principalmente rimborsi soggetti a norme complesse. Su questi pagamenti, soprattutto dai fondi di coesione e dallo sviluppo rurale, i revisori hanno riscontrato il maggior numero di errori, che riguardano principalmente costi e beneficiari non ammissibili.

 

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