Diana Severati è un’esperta di crowdfunding e ci fornisce qualche consiglio per impostare correttamente una campagna in crowdfunding.

 

Diana è laureata in Economia con un master in Decisioni economiche, è stata membro di AIESEC e attualmente fa  parte di AIESEC Alumni Italia e di ebbf (Ethical Business Building the Future),  svolge attività di consulenza e formazione in materia di crowdfunding e gestisce il blog dianaseverati.com.

La Commissione Europea definisce il crowdfunding:un modo di raccogliere denaro per finanziare progetti e imprese. Esso consente ai fundraiser di raccogliere denaro da un gran numero di persone attraverso piattaforme online. Il crowdfunding è usato per lo più da start-up o da imprese in espansione quale modalità di accesso a finanziamenti alternativi. È un modo innovativo per reperire finanziamenti per nuovi progetti, attività imprenditoriali o idee…” (La guida dell’Unione Europea)

Attualmente esistono diverse tipologie di piattaforme di crowdfunding che si possono catalogare, nelle seguenti categorie:

  • Reward based: sono quelle piattaforme in cui il progettista, in cambio di una donazione, è tenuto a fornire un determinato servizio o benefit al donatore, legato al progetto finanziato.
  • Donation based: appartengono a questa categoria le piattaforme che raccolgono donazioni “pure” in favore di un progetto o di una causa.
  • Lending based: si tratta di piattaforme che offrono a privati (P2P lending) la possibilità di ottenere finanziamenti in forma di prestiti direttamente dai potenziali prestatori. Questi sono a loro volta investitori privati, imprese o investitori istituzionali che affidano alla piattaforma di lending l’allocazione ottimale dei fondi ai richiedenti al fine di minimizzare il rischio. Il lending crowdfunding è definito anche peer-to-peer lending (P2P lending) o social lending (esiste una piattaforma dedicata a questi progetti di impresa sociale, Social Lending).
  • Equity based: Rappresentano dei portali on line che consentono la raccolta di capitali, consentono agli investitori potenziali di sottoscrivere le azioni e/o le quote di startup o PMI diventandone soci a tutti gli effetti.

Nell’attuale panorama esistono anche alcune tipologie di piattaforme ibride, ad esempio Poste Pay Crowd, dove uno sponsor si impegna a co-finanziare una campagna.

Diana ci spiega che il crowdfunding è un concetto diverso da quello di fundraising. Una campagna di fundraising può avere un oggetto molto amplio, come ad esempio il sostegno dei bambini poveri dell’Africa o la salvaguardia delle foche dell’Artico, mentre una raccolta di crowdfunding ha un obiettivo più specifico, come la produzione di un album musicale, la realizzazione di un parco pubblico o la pubblicazione di un romanzo. Inoltre una campagna di crowdfunding ha una durata limitata nel tempo, circa sei mesi più il tempo di preparazione e di pubblicizzazione, al contrario una campagna di fundraising tradizionale può avere una durata nel tempo più lunga.

Per quanto riguarda le campagne non-profit, Diana ci consiglia di evitare progetti a distanza, a meno che non si possa fare affidamento su una rete consolidata di “appassionati” e su una valida base sul luogo in cui si vuole realizzare il progetto. Per tali ragioni una campagna di cooperazione internazionale dovrebbe basarsi ancora sul fundraising tradizionale o eventualmente attraverso l’azione di un personal fundraiser, un soggetto che si impegna in prima persona, per pubblicizzare una campagna in occasione di grandi manifestazioni. (Questa tipologia di raccolta fondi ha grande successo sulla piattaforma “Rete del Dono”).

Il crowdfunding è più idoneo a finanziare progetti locali, in cui il donatore potrebbe rappresentare un potenziale beneficiario del progetto, questo è il caso di progetti che riguardano la sistemazione di una scuola o la riqualificazione di un’area in un campo sportivo o parco pubblico.

Diana ci ha svelato chi il 70% delle campagne di crowdfunding falliscono a causa di una scarsa preparazione. Per tale ragione ci consiglia di considerare i seguenti aspetti:

  • La rete di contatti a disposizione, la prima fonte di supporto per una campagna di crowdfunding dovrebbe essere la rete personale del progettista. Inoltre occorre stimare la grandezza della propria community con un rapporto di 1 : 10, cioè una donazione ogni dieci contatti raggiunti.
  • Un altro passo fondamentale è quello di calcolare in modo corretto l’obiettivo che si vuole raggiungere, l’errore da evitare è quello dell’over-funding. Su questa tematica è esemplare il caso “made in Usa” riguardante il Coolest Cooler (campagna di indiegogo) un imperdibile frigo portatile accessoriato di stereo per dare vita a party scatenati. In questo caso i progettisti, a causa dell’over-funding, non sono stati in grado di distribuire i vari premi ai sostenitori a causa dell’eccessivo numero delle donazioni ricevute. Soprattutto nelle campagne reward-based mantenere l’impegno di distribuire le ricompense promesse in cambio del sostegno rappresenta un elemento essenziale su cui si basa il rapporto di fiducia progettista-sostenitore.
  • Ogni campagna di crowdfunding dovrebbe basarsi su una forte comunicazione, il veicolo da utilizzare dipende molto dal tipo di progetto, il luogo, il target che si vuole raggiungere. Comunque, sarebbe inconcepibile condurre una campagna senza aver predisposto almeno una pagina Facebook dedicata al progetto. Una campagna di successo dovrebbe essere accompagnata da una fan-page che conta almeno mille contatti profilati (persone veramente interessate alla tipologia di progetto). Diana ci sconsiglia vivamente l’acquisto di cold list da database esterni, in quanto non è il numero di contatti a decretare il successo di una campagna ma il reale interesse verso la campagna.
  • Un’ultima cosa importante da ricordare è che le campagne di crowdfunding rappresentano solamente la punta dell’iceberg di ogni progetto. Proprio perché le campagne si basano sulla fiducia, andrebbero accompagnate da un business plan solido, dalla predisposizione di un prototipo dell’oggetto che si vuole finanziare.

Diana ci ricorda che la parola d’ordine di ogni campagna è “Partecipazione”. Come si diceva poco fa, è di fondamentale importanza mantenere le promesse fatte ai sostenitori.

Anche se in Italia il crowdfunding non è ancora diffuso come nei paesi anglosassoni, i dati del 2016 indicano che è in forte crescita: sono stati raccolti circa 91 milioni di euro in crowdfunding, +65% rispetto al 2015 (Fonte Starteed).

C’è ancora una forte cautela verso questa tipologia di strumento di finanziamento a causa della diffidenza verso gli strumenti di pagamento on-line. Purtroppo ci sono stati anche alcune truffe mascherate da crowdfunding che purtroppo nuocciono al settore, come ad esempio il caso di   “Crowdfunding International” che opera attraverso uno schema Ponzi camuffato da piattaforma di donation-based crowdfunding..

Nelle campagne di crowdfunding purtroppo non esiste un meccanismo di tutela ufficiale, l’elemento fondante è la fiducia nel progettista che si va a sostenere. Attualmente Paypal ha deciso di non rimborsare più le campagne di crowdfunding, per tale ragione molte piattaforme hanno deciso di ricorrere ad altri strumenti di pagamento online come Stripe o Lemon.

Riguardo la tutela del sostenitore, è interessante l’iniziativa avviata da Indiegogo e Kickstarter che hanno introdotto un’assicurazione sull’investimento attraverso il pagamento di un premio nella donazione.

Per quanto riguarda le implicazioni fiscali del crowdfunding, nel caso del modello donation puro si applica il regime della donazione.

Quando per la donazione sono previste ricompense (reward-based crowdfunding) è da verificare l’entità della ricompensa ma qualora si tratti semplicemente di un gadget, rientrano nella fattispecie della donazione modale. Se invece si tratta di reward crowdfunding e la ricompensa corrisponde al valore dell’importo versato siamo in presenza di pre-vendita e pertanto dovrà essere emessa fattura e versata l’IVA. La situazione si può complicare in ragione della natura giuridica del soggetto che propone la campagna: può trattarsi di associazione, con o senza partita IVA, un’impresa, un libero professionista con partita IVA o un privato senza partita IVA. Occorre dunque fare attenzione a questi aspetti in fase di pianificazione della campagna e rivolgersi sempre e comunque al proprio commercialista di fiducia.