Il punto sui cambiamenti gestionali, vantaggi economici e le opportunità di finanziamento.

La generalizzazione del concetto di digitalizzazione aziendale limita fortemente la visione dei vantaggi economici e gestionali apportati alle imprese da questo fenomeno, ed induce i più a considerarla un processo complicato ed ininfluente.

Digitalizzare significa semplificare e risparmiare utilizzando la tecnologia con l’applicazione di soluzioni diverse in base alle necessità di ogni impresa. In sostanza è la sostituzione degli strumenti tradizionali, cosiddetti analogici, con quelli digitali che permette di snellire i flussi di lavoro ed automatizzare le procedure, i processi e le attività aziendali, sia connesse alla produzione e distribuzione di prodotti e servizi, al marketing e commercializzazione, che pertinenti alla gestione documentale del materiale amministrativo, contabile e fiscale.

Digitalizzare è anche dematerializzare i luoghi fisici per la condivisione di informazioni in tempo reale, creando un ambiente connesso e collaborativo gestibile anche da remoto. La digitalizzazione aziendale porta con sé nuove modalità partecipative e spazi di lavoro aperti, non più limitati a un particolare contesto, alla scrivania o all’ufficio, ma condivisibili a distanza, dalle riunioni in videoconferenza all’assistenza clienti via chat, alle interazioni nelle piattaforme di Social Networking dedicate ai dipendenti, ai collaboratori esterni e ai clienti.

Dematerializzare lo spazio fisico, inteso anche come sistema di archiviazione e conservazione elettronica, rappresenta un guadagno in efficienza, rapidità e pieno controllo del flusso dei dati. In termini economici, il risparmio si concretizza nella sostituzione della carta e dei sistemi informatici isolati, con storage digitali all’interno dei quali conservare, aggiornare e condividere documenti e contenuti multimediali.

Come facilmente intuibile, questi vantaggi gestionali e produttivi si ripercuotono anche sull’efficienza delle imprese e conseguentemente sul loro fatturato e incremento di capitale.

La situazione italiana preoccupa, siamo in coda alle classifiche europee in quanto a digitalizzazione sia in ambito privato che pubblico, fattore che immancabilmente si ripercuote sulla nostra economia. Inoltre, peggiora il quadro nazionale il deficit di competenze digitali per il 60% del personale over 45.

I dati più confortanti riguardano le imprese più giovani, le start-up nascono già con una forte impronta digitale e con la consapevolezza di poter sfruttare a proprio vantaggio questo strumento, che non rappresenta più solo il futuro ma evidentemente anche il presente.

La preoccupazione principale è generata dalla situazione nella quale versano le PMI più attempate, che lavorando ancora con strumenti tradizionali, peccano in efficienza gestionale con conseguenti maggiori carichi di lavoro e bassa efficienza produttiva.

Invertire la rotta è possibile, logicamente comporta un cambiamento di mentalità e una rivisitazione dell’assetto dell’impresa che passa attraverso un’analisi strategica delle aree critiche da ottimizzare, l’individuazione degli strumenti digitali idonei al loro miglioramento e l’inserimento degli stessi all’interno dell’organico organizzativo.

La rivoluzione digitale come ogni processo aziendale implica investimenti in termini economici e di risorse umane. Lo scenario italiano offre diverse soluzioni di supporto alle imprese tramite il finanziamento di parte degli investimenti adottati per digitalizzare i processi produttivi e le strategie commerciali.

Da un lato ci sono i fondi strutturali (POR FESR), nello specifico l’azione 3.5.2  “progetti di innovazione digitale”, di prossima apertura con scadenza al 21 Aprile, che mira a rafforzare la competitività del sistema produttivo laziale promuovendo l’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico attraverso l’utilizzo di servizi e di soluzioni ICT, in coerenza con l’“Agenda Digitale Europea”, con la “Strategia Nazionale per la Crescita Digitale”, con l’“Agenda Digitale Lazio” e con le priorità della “Smart Specialization Strategy (S3)”. L’intensità del contributo a fondo perduto è del 40% del totale degli investimenti fino alla soglia massima di 200.000€.  Questa misura è indirizzata principalmente alle imprese che hanno la capacità di sostenere interventi significativi con progetti di valore minimo di 40.000€

Dall’altro ci sono le opportunità finanziate direttamente dal Ministero dello sviluppo economico tramite il “voucher digitalizzazione” che supporta le imprese beneficiarie del premio, restituendo il 50% dell’investimento fino ad un massimale di progetto pari a 20.000€. Questa misura consente il finanziamento anche di piccoli investimenti nel settore digitale, a partire da un minimo di 1000€.