Le statistiche sull’occupazione e la disoccupazione in Europa possono essere utilizzate per una serie di analisi diverse. Sono utilizzati per studiare aspetti macroeconomici come la produttività e la competitività se si considera il lavoro come fattore di produzione, ma anche per analizzare aspetti sociali come l’integrazione sociale delle minoranze, l’occupazione come fonte di reddito familiare, e il rischio di povertà o esclusione sociale.

L’occupazione e la disoccupazione sono infatti indicatori sia strutturali che di breve periodo. In quanto indicatori strutturali, possono gettare luce sulla struttura dei mercati del lavoro e dei sistemi economici, misurati attraverso l’equilibrio tra domanda e offerta di lavoro. In quanto indicatori di breve periodo, seguono il ciclo economico che indica il trend oppure lo stato attuale dell’economia, per decidere cosa fare nel prossimo futuro.

Come si misura la disoccupazione in Europa?

Sulla base delle linee guida dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), l’Eurostat definisce ‘disoccupata’ una persona di età compresa tra 15 e 74 anni, che si trovi senza lavoro durante la settimana di riferimento della rilevazione, che sia disponibile ad iniziare a lavorare entro le due settimane successive, e che abbia attivamente cercato un impiego in un determinato momento durante le ultime quattro settimane. Il tasso di disoccupazione è il numero di persone disoccupate come percentuale della forza lavoro.

Le serie mensili di disoccupazione e occupazione vengono calcolate a livello di quattro categorie per ciascuno Stato membro (maschi e femmine 15-24 anni, maschi e femmine 25-74 anni).

I dati mensili sulla disoccupazione sono pubblicati da Eurostat come tassi (percentuale della forza lavoro) o livelli (in migliaia) per ciascun Stato Membro, nonché per sesso e per due gruppi di età: persone di età compresa tra 15 e 24 anni e persone di età compresa tra 25 e 74 anni. Le cifre sono disponibili come serie di tendenza. I dati per l’aggregato dell’UE iniziano nel 2000 e per l’area euro nell’aprile 1998, mentre il punto di partenza per i singoli Stati membri varia.

Gli ultimi dati sulla disoccupazione in Europa

L’epidemia di COVID-19 e le misure applicate per combatterla hanno provocato un forte aumento del numero di richieste di indennità di disoccupazione in Europa. Allo stesso tempo, una parte significativa di coloro che si erano registrati nelle agenzie per l’impiego non erano più attivamente alla ricerca di un lavoro o non erano più disponibili ad iniziarne uno, ad esempio per prendersi cura dei propri figli. Ciò comporta delle discrepanze nel numero di disoccupati registrati e di quelli misurati come tali secondo la definizione dell’ILO.

L’Eurostat stima che a novembre 2020 erano 15,933 milioni le persone disoccupate nell’UE- 27, ossia 222.000 in meno rispetto al mese precedente, ma ben 1,795 milioni in più rispetto allo stesso mese del 2019.

A novembre 2020, nell’Area Euro si è registrato un tasso di disoccupazione dell’8,3%, in aumento rispetto al 7,4% del novembre 2019. Allargando il dato all’Unione Europea, si registra invece un tasso di disoccupazione del 7,5% nel novembre 2020, e del 6,6% nel novembre 2019.

Disoccupazione giovanile

Nel novembre 2020, 3,171 milioni di giovani (sotto i 25 anni) erano disoccupati nell’UE, di cui 2,629 milioni nell’area dell’euro, facendo pertanto registrare un tasso di disoccupazione giovanile del 17,7% nell’UE e del 18,4% nell’area dell’euro. Rispetto a ottobre 2020, la disoccupazione giovanile è aumentata di 51.000 unità nell’UE e di 64.000 nell’area dell’euro. Rispetto a novembre 2019, la disoccupazione giovanile è aumentata di 456.000 nell’UE e di 398.000 nell’area dell’euro.

Disoccupazione per genere

Nel novembre 2020, il tasso di disoccupazione femminile era del 7,9% nell’UE, in calo dall’8,0% dell’ottobre 2020, mentre il tasso di disoccupazione maschile era del 7,1%, anch’esso in calo rispetto al 7,2% registrato nel mese precedente. La stessa tendenza si rileva nell’Area Euro, in cui il tasso di disoccupazione femminile è sceso dall’8,9% dell’ottobre 2020 all’8,8% nel novembre 2020, mentre quello maschile dall’8,0% al 7,9%.

L’utilità delle statistiche

Le statistiche di flusso fin qui riportate sono utili per qualificare i cambiamenti nella disoccupazione e nell’occupazione e aiutano a prendere decisioni politiche informate.

Capire, ad esempio, perché il livello di disoccupati non scende dopo una ripresa economica sarà più facile se si considerano i flussi in entrata e in uscita dalla disoccupazione. Ad esempio, può accadere che la disoccupazione ristagni perché i sostanziali deflussi dalla disoccupazione all’occupazione sono controbilanciati da afflussi dall’inattività alla disoccupazione. Tale circostanza può essere interpretata come una ripresa del mercato del lavoro nonostante i livelli di disoccupazione stagnanti, poiché i grandi deflussi dalla disoccupazione all’occupazione indicano che la domanda di lavoro è effettivamente aumentata. La situazione è diversa se la disoccupazione è stagnante perché ci sono solo minimi deflussi di disoccupazione. In tal caso, le statistiche sui flussi indicano che la ripresa economica non ha (ancora) raggiunto il mercato del lavoro.

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