L’UE ha destinato oltre 50 milioni di euro per sbloccare il potenziale di innovazione inclusiva dei paesi ACP e sostenere la loro transizione verso un’economia basata sulla conoscenza, per lo sviluppo sostenibile e la riduzione della povertà.

 

La cooperazione internazionale allo sviluppo rappresenta uno dei pilastri delle relazioni esterne dell’Unione Europea. Attraverso i rapporti con il gruppo dei cosiddetti paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico), l’UE si è distinta come “potenza civile” globale, coniugando obiettivi propri della politica di cooperazione allo sviluppo con quelli commerciali, politici, agricoli, ambientali, migratori e di sicurezza, e prevedendo forme di condizionalità all’aiuto legate al rispetto di specifici standard relativi ai diritti umani e, più recentemente, alla sostenibilità.

Dagli anni Sessanta, con le due convenzioni di Yaoundé (1963-69 e 1969-74) firmate con gli allora 46 paesi ACP, e più incisivamente con la Convenzione di Lomé del 1975, la Comunità Europea ha avviato un’autonoma politica di cooperazione allo sviluppo, che rappresenta ad oggi, con l’ultima convenzione ventennale UE-ACP firmata a Cotonou nel 2000, il più ambizioso tentativo di coordinamento della politica economica nei rapporti internazionali Nord-Sud, visti il numero e la dimensione dei soggetti coinvolti: 27 paesi UE e 79 paesi ACP.

Nel quadro del Partenariato UE-ACP, la Commissione Europea ha recentemente lanciato il bando per il rafforzamento delle capacità di ricerca e innovazione (R&I) nei paesi ACP, con il quale vengono destinati oltre 50 milioni di euro per sbloccare il potenziale di innovazione inclusiva dei paesi ACP e sostenere la loro transizione verso un’economia basata sulla conoscenza, per lo sviluppo sostenibile e la riduzione della povertà.

Le sovvenzioni saranno assegnate a progetti che avanzano soluzioni che contribuiscano a migliorare l’accesso all’alfabetizzazione digitale e alle tecnologie emergenti, a rafforzare lo sviluppo delle competenze in R&I, a stabilire sinergie nell’ecosistema dell’innovazione, e a promuovere il trasferimento di tecnologia, la partecipazione, nonché la conoscenza locale e indigena e il suo utilizzo in combinazione con sistemi e pratiche di conoscenza formale.

Le proposte progettuali devono proporre approcci partecipativi, incoraggiando iniziative dal basso verso l’alto che abbiano un impatto concreto e misurabile nella vita delle popolazioni target. Inoltre, saranno valutati elementi trasversali come il ruolo delle ragazze e delle donne – sia come promotrici dei processi di ricerca e innovazione, che come beneficiarie – nonché la mitigazione dei cambiamenti climatici e delle questioni ambientali.

Il bando si rivolge alle organizzazioni senza scopo di lucro con sede in un ampio spettro di paesi. Tuttavia le proposte progettuali, che potranno essere presentate fino al 29 gennaio 2020, dovranno pervenire da un consorzio composto da almeno 3 partner, in cui il numero dei partecipanti stabiliti nei paesi ACP sia  superiore a quello dei partecipanti non ACP. Similmente, la gran parte delle attività deve svolgersi nei paesi ACP e almeno il 65% della sovvenzione deve essere riassegnata attraverso il meccanismo del supporto finanziario a terzi.

 

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