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JEFTA, ecco cosa prevede l’accordo che abolisce i dazi tra UE e Giappone

JEFTA, ecco cosa prevede l’accordo che abolisce i dazi tra UE e Giappone

Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker in rappresentanza dell’UE ha firmato il 17 Luglio a Tokyo, insieme al Presidente giapponese Shinzo Abe, l’accordo commerciale tra UE e Giappone (JEFTA), che consolida il commercio tra i rispettivi mercati abolendo oltre il 90 per cento dei dazi tra i due partner commerciali. La firma è arrivata dopo 11 round negoziali formali, oltre a telefonate e incontri iniziati nel maggio 2011 e con i negoziati formalmente lanciati nel marzo 2013.

Con questo accordo si riscontrerà un abolizione dei dazi per un totale di 60 miliardi di euro di esportazioni europee verso il Giappone e di 54 miliardi di importazioni europee. Donald Tusk, Presidente del Consiglio europeo ha omaggiato questa intesa definendola “il più grande accordo commerciale bilaterale di sempre”. Secondo il Ministero delle finanze giapponese, i consumatori nipponici beneficeranno di prezzi minori per i prodotti alimentari europei, che ad oggi rappresentano il 10,4 % delle importazioni, e di medicinali che risultano intorno al 14,2 %. Per consumatori e imprese della Ue i risparmi si riscontreranno soprattutto nei settori dei macchinari industriali, dell’elettronica e dei mezzi di trasporto. Minimi saranno gli effetti sui prodotti alimentari che nonostante stiano vivendo grande popolarità in Europa, non risultano incidere sulle importazioni europee dal Giappone.

Cosa prevede l’accordo sulle esportazioni agricole?

I due blocchi commerciali hanno concordato l’eliminazione delle barriere tariffarie imposte sulle esportazioni agricole, come per esempio, i dazi giapponesi su formaggi e vini, che attualmente sono tassati del 29,8% e del 15%. L’accordo vuole inoltre stimolare il flusso di carni provenienti dall’Europa, a tal proposito si sono minimizzati i dazi sulle carni bovine e sulle carni di maiale fresche, mentre si sono aboliti per le carni di maiale lavorate.

Cosa viene garantito alle imprese dell’UE?

La protezione in Giappone di oltre 200 prodotti agricoli europei di alta qualità, ovvero le indicazioni geografiche (IG), i DOP  DOCG. Viene altresì garantito alle imprese dell’UE l’accesso ai vasti mercati degli appalti di 48 città metropolitane giapponesi. Inoltre elimina a livello nazionale le barriere agli appalti nel settore ferroviario. L’accordo prevede anche un apertura nei mercati dei servizi, in particolare per i sevizi finanziari, delle telecomunicazioni, dei trasporti e del commercio elettronico, concedendo di fatto la possibilità alle imprese europee di poter espandere in questo mercato i settori di loro competenza. Prevede anche la tutela in Europa di alcuni settori sensibili, ad esempio quello automobilistico, nel quale è previsto un periodo di transizione di 7 anni per abolire completamente i dazi.

Si prevedono garanzie?

L’accordo contiene anche un ampio capitolo sul commercio e sullo sviluppo sostenibile, fissa standard in materia di lavoro, sicurezza e tutela dell’ambiente e dei consumatori, rafforza gli impegni dell’Ue e del Giappone a favore dello sviluppo sostenibile e nella lotta ai cambiamenti climatici e tutela pienamente i servizi pubblici. Per quanto riguarda la protezione dei dati, il 16 luglio l’Ue e il Giappone hanno concluso negoziati sulla reciproca adeguatezza che completeranno l’accordo di partenariato economico. Hanno concordato di riconoscere come “equivalenti” i reciproci sistemi di protezione dei dati, il che consentirà il flusso sicuro di dati tra l’UE e il Giappone, creando in tal modo il più vasto spazio di flusso sicuro di dati a livello mondiale.

L’iter dei prossimi mesi

L ’accordo dovrà essere ratificato dal Parlamento europeo e da quello giapponese, e si prevede l’entrata in vigore intorno a fine marzo 2019. Successivamente gli Stati Europei dovranno integrare la direttiva nel proprio ordinamento legislativo, processo nel quale potrebbero sorgere imprevisti, dato che politici di diversi Stati si sono dichiarati contrari.

Opinioni a confronto

Come ogni decisione di rilevanza mondiale, anche il JEFTA ha scatenato contrasti all’interno dell’opinione pubblica. I fautori dell’accordo, entusiasti per la sua riuscita, assicurano che il passo in avanti fatto dall’Europa e il Paese del Sol Levante apporterà beneficio sia alle imprese europee che ai consumetori del vecchio continente.  Phil Hogan, commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale ha dichiarato: “Questo è l’accordo più importante e ambizioso mai concluso dall’Ue per l’agroalimentare. Le esportazioni in questo settore creano posti di lavoro di alta qualità, soprattutto nelle zone rurali”. Con tono ancor più enfatico, il premier giapponese Shinzo Abe ha affermato che “questo accordo farà da modello per l’ordine mondiale del Ventunesimo secolo”. Per il presidente del Parlamente europeo Antonio Tajani: “Relazioni più profonde rappresentano anche l’apertura di un mercato con forte domanda di prodotti di alta qualità”. Anche BusinessEurope, organizzazione delle confindustrie europee, ha osannato con grande favore la formalizzazione dell’accordo Ue-Giappone, posizione sposata anche dalla vicepresidente della Confindustria italiana Lisa Ferrandini. Il coordinatore di Agrinsieme Giorgio Mercuri e il presidente della Fondazione Italia-Giappone Umberto Vattani hanno sottolineato le caratteristiche del mercato giapponese, che è ricco, esigente e molto interessato all’eccellenza dell’agroalimentare made in Italy.

D’altro canto ci sono anche coloro che non concordano con le opinioni  elencate e sottolineano le pecche che si sono riscontrate nel provvedimento. La principale criticità dell’accordo JEFTA  riguarda il settore lattiero-caseario, ed è stata pronunciata da Assolatte. La questione si gioca su due aspetti: la prima interessa i formaggi con nome composto da due parole, come ad esempio il Pecorino Romano o il Grana Padano, marchi che nel mercato giapponese verrebbero protetti solo nella loro dicitura completa. Così facendo, quindi, si potrebbero legalmente commercializzare formaggi che solo nel nome evocano quei cibi, magari battezzandoli “Grana” o “Padano”. Più grave è il caso del Parmigiano Reggiano. La Commissione Ue, infatti, non ha negato la possibilità di registrare in Giappone il nome “Parmesan”, disponendo che non costituirebbe un’imitazione al prodotto italiano.

In entrambi i casi,  l’accordo UE-Giappone stabilisce che debba essere obbligatoriamente specificata nell’etichetta l’origine dei prodotti, tutelando in questo modo i produttori dei marchi IG E DOCG di provenienza europea.

Non  essendo ancora in vigore e in attesa di ratifica dai Stati membri, la disposizione può ancora rimediare a queste distorsioni, che effettivamente denotano una scarsa sensibilità nei confronti dei produttori europei, sempre attenti a mantenere standard di qualità elevata. Complessivamente il JEFTA resta un notevole passo in avanti per le economie europee e nipponiche e per un bacino di utenti di oltre 600 milioni di persone.

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