Il fenomeno dei NEET – Not in Employment, Education or Training – si riferisce a quei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non sono iscritti a corsi di formazione e non lavorano. Questa categoria ha una composizione eterogenea, ma in generale coloro che ne fanno parte sono esposti a un maggiore rischio di esclusione a medio-lungo termine dal mercato del lavoro e dunque al rischio di esclusione sociale.

Fonte: Elaborazione Eurofound

Il tasso di NEET nell’UE ha visto un lungo trend discendente fino al 2019 (12,6%), ma la pandemia di Covid-19 e le relative restrizioni hanno invertito questa tendenza: in molti Paesi europei la disoccupazione giovanile ha superato il 40% nel 2020 e nella fascia 20-34 anni i NEET sono aumentati fino a 13,6 milioni, ossia un giovane su sei (17,6%) nell’UE non studia e non lavora. Secondo dati Eurostat, il tasso di NEET varia considerevolmente tra i diversi Stati europei, dall’8,2% nei Paesi Bassi a tassi allarmanti in Italia (29,4%) e in Grecia (25,9%). Inoltre, le giovani donne risultano più esposte al rischio di diventare NEET (21,5%) rispetto ai loro coetanei maschi (13,8%): nel 2020, il divario di genere tra i NEET europei ammontava a 11-13 punti percentuali in Bulgaria, Italia ed Estonia, 15-19 in Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria, fino ai 24,2 in Repubblica Ceca.

L’impatto della pandemia non è stato solo economico, ma anche psicologico: la restrizione dei movimenti e delle interazioni sociali e la perdita di posti di lavoro hanno inciso sulle prospettive future dei giovani, producendo un forte senso di solitudine e depressione. Questo malessere si è tradotto per alcuni nella rassegnazione di non poter trovare un altro lavoro e quindi anche di non avere un motivo per continuare a formarsi, diventando di fatto soggetti vulnerabili.

Per arginare il fenomeno, negli anni l’Unione Europea ha posto in essere diverse misure, ottenendo risultati incoraggianti. È il caso della Garanzia Europea per i Giovani, che ha contribuito a ridurre la disoccupazione giovanile del 10% tra il 2013 e il 2019, offrendo formazione e lavoro di qualità in tempi stringenti ai giovani che ne fanno richiesta. Dato il suo successo, l’iniziativa è stata potenziata nel NextGenerationEU e nel 2020 il limite di età è stato innalzato a 29 anni.

Il piano d’azione della Commissione Europea per l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, presentato nel marzo 2021, ha stabilito l’obiettivo di riduzione del tasso di NEET dal 12,6% del 2019 al 9% nel 2030. Per quanto ambizioso, questo target è sostenuto dall’Agenda europea delle Competenze presentata a luglio 2020, la quale mira a favorire la ripresa attraverso una maggiore competitività e resilienza della forza lavoro europea. Numerose opportunità di finanziamento sono inoltre disponibili nell’ambito di NextGenerationEU per fornire sostegno a giovani imprenditori, favorire l’acquisizione di nuove competenze, sviluppare i servizi pubblici per l’impiego e le infrastrutture e tecnologie digitali relative all’apprendimento.

Nonostante le difficoltà esperite, i dati mostrano che i giovani, rimangono leggermente più ottimisti rispetto alle altre fasce di età riguardo al proprio futuro (57% contro il 48% degli over30) e continuano ad avere fiducia nell’UE (6,1 su 10). È tuttavia necessario che le future politiche sanitarie tengano maggiormente in considerazione l’impatto delle restrizioni sui giovani, sulla loro capacità di formarsi ed essere pronti al mondo del lavoro, così come alle ripercussioni psicologiche che possono derivare dall’isolamento sociale e dalla restrizione delle opportunità di formazione e occupazione.