Da tempo Grecia e Turchia si trovano in conflitto per il controllo del mar Mediterraneo orientale. Più recentemente, la situazione tra Atene e Ankara è peggiorata per altri due motivi: per la crisi dei migranti, in particolare quando lo scorso febbraio la Turchia aveva aperto i confini alle persone che erano intenzionate a raggiungere l’Europa passando per la Grecia; e per la recente riconversione della Basilica di Santa Sofia di Istanbul in moschea, voluta dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e molto contestata dalla Grecia.

 La disputa più lunga e importante è tuttavia quella per l’isola di Cipro che ancora oggi è divisa tra la Repubblica di Cipro, di influenza greca e riconosciuta a livello internazionale, e la Repubblica Turca di Cipro del Nord di influenza turca, riconosciuta soltanto dalla Turchia. Questo crea ulteriori complicazioni nel risolvere le dispute legali attorno allo sfruttamento delle risorse dell’area.

Lo scontro tra Grecia e Turchia per lo sfruttamento delle risorse naturali del Mediterraneo orientale si è intensificata a partire dal 2015, dopo la scoperta da parte dell’azienda energetica ENI di vasti giacimenti di gas naturale nelle acque egiziane. Tale scoperta fece ipotizzare la costruzione di un gasdotto sottomarino che potesse collegare i giacimenti di Egitto, Cipro e Israele, per portare il gas del Mediterraneo orientale in Grecia e, auspicabilmente, in Italia. La Turchia, tuttavia, fu tagliata fuori da questo progetto.

A fine 2019 il governo turco firmò quindi un accordo marittimo con la Libia che consentiva alla Turchia di sfruttare le risorse energetiche in aree più estese, e alla Libia di chiedere assistenza militare alla Turchia in caso di necessità. Inoltre la Turchia ha ripreso l’esplorazione energetica all’inizio di agosto, dopo che la Grecia e l’Egitto hanno firmato un controverso accordo di demarcazione marittima in risposta alle ambizioni turche nella regione.

Non mancano gli incidenti in mare e lo scambio di accuse reciproche. Il 12 agosto si è verificato l’incidente che ha coinvolto una nave da ricognizione turca, che scortava una nave per l’esplorazione di nuovi giacimenti di petrolio e gas naturale, e una nave da guerra greca. L’incidente è avvenuto in acque rivendicate sia dalla Grecia che dalla Turchia. Secondo la Grecia, i turchi avevano violato le loro acque; secondo la Turchia, era da considerarsi assurdo che la Grecia potesse esercitare la propria giurisdizione in un’area così estesa e così vicina al territorio turco. La tensione è salita ulteriormente il 27 agosto, quando sono stati rilevati dai sistemi radar dell’aeronautica militare turca 6 aerei F-16 greci in avvicinamento all’area emessa Navtex turca. La risposta dell’aeronautica militare turca hanno impedito agli aerei F-16 di raggiungere il sud-ovest dell’isola di Cipro dove erano diretti.

Un’ulteriore disputa territoriale riguarda l’isola di Kastellorizo. L’isola si trova a 80 miglia da Rodi, da cui dipende amministrativamente, e a 170 miglia a ovest di Cipro, ma a solo un miglio dalla costa turca. Consta di una superficie di 9 chilometri quadrati e conta meno di 500 abitanti. Fu ceduta da Mussolini all’allora governo turco ma nel 1947 il trattato di Parigi ne riconobbe la nazionalità greca. Da allora l’isola è contesa da entrambi i paesi che oggi, per rivendicarne il controllo, sono a un passo dallo scontro.

Kastellorizo è un luogo strategico fondamentale per la Turchia a sostegno delle sue ambizioni nel Mediterraneo. E proprio alla luce di questa esclusione vanno lette azioni e dichiarazioni aggressive che Ankara ha portato avanti nel Mediterraneo orientale. Lo ha detto chiaramente il vicepresidente turco Fuat Oktay: “nessuno può pensare che la Turchia e la Repubblica turca di Cipro del Nord si lascino escludere dall’equazione energetica nella regione mediterranea”.

Per questo l’intervento di mediazione della Cancelliera tedesca Angela Merkel, presidente di turno del Consiglio UE, è stato tempestivo. Merkel nelle ultime ore ha intrattenuto colloqui telefonici sia con Erdogan che con Mitsotakis e secondo la stampa tedesca e turca starebbe cercando di rilanciare un negoziato sulla disputa per le acque territoriali.

 

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