In questi giorni di emergenza, la portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore, Claudia Fiaschi, si è espressa molto chiaramente sugli effetti dell’emergenza Coronavirus sugli Enti del Terzo settore. “Il rischio è che la vicenda Coronavirus metta in ginocchio i nostri mondi, e sarebbe un problema per il sistema di welfare dell’intero Paese (…) che si basa su due pilastri: da una parte il pubblico, dall’altra l’energia sussidiaria del Terzo Settore; è quindi indispensabile e urgente mettere in sicurezza e continuità l’opera di milioni di volontari, operatori e organizzazioni del Terzo settore Italiano”.

Associazioni e volontari stanno affrontando molte difficoltà: problemi nello spostamento dei volontari impegnati nell’aiuto ai cittadini più fragili, irreperibilità sul mercato dei dispositivi di protezione indispensabili per garantire in sicurezza la continuità degli aiuti alla popolazioni, chiusure delle attività e lavoratori messi a riposo forzato a causa del blocco dei servizi e dei pagamenti, cooperative e associazioni che sono state fermate e che non hanno la liquidità sufficiente per garantire mesi di stipendio a fronte di entrate crollate e blocco delle attività di raccolta fondi e autofinanziamento, grazie ai quali sopravvivono realtà che non ricevono fondi pubblici.

“L’ultimo report censiva solo nelle ex zone rosse – puntualizza Fiaschi – circa 95 mila enti, oltre 300 mila lavoratori e un milione di volontari, cioè il 40% di tutto il Terzo Settore italiano. Ora che le misure di contenimento decise dal Governo sono state estese a tutto il territorio nazionale, la situazione è destinata rapidamente a peggiorare”. Il Decreto del Presidente del Consiglio del 9 marzo 2020, in vigore dal 10 marzo, ha esteso, infatti, a tutta l’Italia le misure di contrasto al Coronavirus che saranno valide sino al 03/04/2020, imponendo importanti restrizioni anche agli Enti del Terzo Settore (ETS).

La difesa del terzo settore non è solo un problema, ma anche un’opportunità. Le organizzazioni di Terzo Settore stanno offrendo servizi e assistenza senza sosta da settimane per aiutare i cittadini, garantendo la collaborazione con il sistema sanitario per chi si trova in situazioni più delicate, come gli anziani o i malati, che sono tra i più esposti alla minaccia del virus, ma occupandosi anche delle famiglie che, a causa della chiusura di scuole e centri diurni, devono gestire il lavoro e i figli senza un sostegno esterno.

Per queste ragioni, si è chiesto che negli interventi straordinari e urgenti varati  dal Governo non sia dimenticata l’economia sociale del Terzo settore, esposto come e più degli altri agli effetti della crisi, e che gli ammortizzatori sociali previsti dal decreto siano estesi anche ai lavoratori degli Enti del Terzo settore, a partire da una cassa integrazione flessibile.

Nel vertice tenutosi l’11 marzo con la Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, la portavoce Fiaschi ha “chiesto e ottenuto rassicurazioni sull’estensione a tutto il Terzo settore delle misure di sostegno al reddito dei lavoratori, come la Cassa integrazione in deroga, indipendentemente dalla forma giuridica dei soggetti, siano essi imprese o associazioni”. Di fatti, le misure introdotte dal cosiddetto Decreto Cura Italia, approvato il 16 marzo, hanno esteso la cassa integrazione in deroga a tutti i settori del privato, compreso quello agricolo, della pesca e del terzo settore.

Ulteriori disposizioni a favore degli ETS contenute nello stesso Decreto Legge, riguardano la proroga al 31 ottobre 2020 dei termini per l’approvazione dei bilanci e per gli adeguamenti statutari previsti dalla Riforma del Terzo Settore. È inoltre prevista la sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria per le associazioni sportive, ma anche per i soggetti che gestiscono centri sportivi, ricreativi e culturali, nonché servizi educativi e di assistenza sociale per minori, anziani e disabili.

Inoltre, tra le disposizioni di interesse per il Terzo Settore, spicca un incentivo alle donazioni nella forma di una detrazione d’imposta pari al 30%, per le erogazioni liberali in denaro effettuate dalle persone fisiche e dagli enti non commerciali, in favore dello Stato, delle regioni, degli enti locali territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro.