Il reddito monetario non è l’unica variabile che definisce quella situazione di mancanza che chiamiamo povertà. Per evitare di fornire visioni parziali, negli ultimi decenni sono stati creati diversi indici per misurare la povertà, tra i quali spicca l’Indice multidimensionale di povertà (IMP), sviluppato nel 2010 dall’Oxford Poverty & Human Development Initiative e dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo. Esso prende in considerazione tre dimensioni, la salute, l’educazione e lo standard di vita, ad ognuno dei quali corrispondono diversi indicatori.

L’analisi, utilizzando dati provenienti da più di 70 paesi, ha dimostrato come l’emergenza sanitaria degli ultimi mesi abbia avuto conseguenze devastanti sui minori su tutte le dimensioni, e soprattutto per quanto riguarda la mancanza d’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria, all’alloggio, alla nutrizione, ai servizi igienici e all’acqua. Risulta, inoltre, che circa il 45% dei bambini era gravemente privato di almeno uno di questi bisogni essenziali già prima dell’avvento del coronavirus.

A livello globale, dall’inizio della pandemia, il numero di bambini che vivono in condizioni di povertà è salito a quasi 1,2 miliardi, con un aumento del 15%.

L’accesso all’istruzione è stato particolarmente colpito e, come affermato da Inger Ashing, CEO di Save the Children, si tratta della più grande emergenza educativa globale della storia. Per i bambini e le bambine, la mancanza d’istruzione implica, a sua volta, una maggiore probabilità di essere costretti al lavoro minorile o al matrimonio precoce e di rimanere intrappolati in un ciclo di povertà da cui sarà difficile uscire.

Fortunatamente la maggior parte dei governi ha istituito programmi di didattica a distanza per permettere ai minori di non interrompere del tutto il processo di apprendimento, non tutti però posseggono gli strumenti necessari per accedervi.

Lo studio UNICEF rileva, inoltre, che non solo i bambini che vivono in condizioni di povertà sono più numerosi rispetto al passato, ma anche che i bambini più poveri diventano sempre più poveri.

Ad ogni modo i dati parlano chiaro: prima della pandemia, il numero medio di privazioni gravi per bambino era stimato a circa 0,7, ora si crede sia aumentato del 15 %, arrivando fino a 0,85 %.

In questo contesto è fondamentale che i governi di tutto il mondo agiscano a favore una rapida espansione dei sistemi di protezione sociale, compresi i trasferimenti di denaro e gli assegni familiari, le opportunità di apprendimento a distanza, i servizi sanitari e l’alimentazione scolastica.

 

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