Il 25 agosto 2020 è stato definito “una giornata storica per l’Africa” dalla presidente dell’African Regional Certification Commission (ARCC) for polio eradication, Rose Gana Fomban Leke. La commissione indipendente ha annunciato che il continente ha raggiunto i criteri per l’eradicazione della polio: non è stato riportato nessun caso negli ultimi quattro anni.

Per capire l’importanza di questo traguardo storico è necessario volgere lo sguardo al passato ed analizzare la storia della poliomielite nel mondo.

La polio è una malattia causata da un virus altamente infettivo che colpisce soprattutto i bambini e si trasmette per mezzo di acqua e di cibo contaminati. La propagazione del virus iniziò in Occidente già in età Vittoriana ma i primi vaccini arrivarono solo tra gli anni ’50 e ’60 del Novecento in due versioni: il primo ad essere introdotto fu una soluzione iniettabile, mentre nel secondo caso si trattò di una soluzione orale. Negli anni ‘90, ovvero quasi un secolo dopo l’identificazione della malattia e del virus, partì la Global Polio Eradication Initiative alla quale si aggiunse la campagna “Kick Polio out of Africa” che rese possibile la distribuzione di 9 miliardi di dosi di vaccino orale in tutto il continente africano.

In oltre quattro decenni di campagne di immunizzazione contro la polio sono stati investiti circa 17 miliardi di dollari: questo ingente finanziamento è stato reso possibile dalla Global Alliance for Vaccines and Immunization (GAVI), una cooperazione multilivello tra organizzazioni internazionali, enti pubblici, privati e organizzazioni civili.

Sebbene la comunità scientifica abbia rilevato un impatto positivo sulla salute pubblica delle campagne di vaccinazione, tuttavia è stata sottolineata la necessità di migliorare la gestione dei sistemi sanitari coinvolti durante le settimane di vaccinazione, a causa dell’ingente mobilitazione di operatori sanitari e volontari occupati a raggiungere ampie fasce di popolazione.

Nel 2015 il comitato responsabile in materia di sanità all’interno dell’Unione Africana (UA) ha elaborato una strategia a livello continentale con un orizzonte temporale di quattordici anni. Ponendo l’accento sull’importanza di investire in ricerca e sviluppo, sono stati evidenziati alcuni punti da implementare e rafforzare in un’ottica di lungo periodo: aumentare la capacità di risposta dei servizi sanitari alle emergenze; fortificare la cooperazione multilivello; sensibilizzare e educare la popolazione alla prevenzione delle malattie che ancora affliggono il continente, come l’Aids.

Con le dimensioni globali assunte dall’emergenza Covid-19, il dibattito sulla vaccinazione di massa si è riaperto. La maggior parte dei paesi è tornata ad investire in ricerca e molti di questi hanno dichiarato di aver avviato la fase di sperimentazione sulla popolazione locale. L’obiettivo consiste nel distribuire il vaccino sul territorio nazionale, ma anche di venderlo ai paesi rimasti indietro nella “competizione” per sintetizzare il vaccino più efficace. In tutto ciò, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda la massima cautela ai paesi coinvolti giacché ogni sperimentazione deve prevedere una accurata valutazione delle conseguenze sulla salute umana.

Nella comunità internazionale esiste una grande preoccupazione per l’impatto della pandemia sul continente africano. Infatti, l’OMS ha annunciato che appena sarà disponibile un vaccino efficace contro il Covid-19, l’Africa riceverà 220 milioni di dosi.

Ciò nonostante, le recenti esperienze degli anni ‘90 in cui il continente è stato teatro di sperimentazione di vaccini contro la meningite e l’HIV, alimentano la paura che l’Africa torni ad essere un laboratorio di sperimentazione indiscriminata. Un sentimento che è stato rafforzato dai commenti di alcuni scienziati, che in una visione imperialista ed incompatibile con l’etica medica, hanno sostenuto che il continente africano sia il posto ideale per le sperimentazioni di massa del vaccino anti-Covid-19 a causa della scarsa disponibilità di mezzi per contenere il contagio.

L’annuncio della prima sperimentazione di massa in Sudafrica, partito dall’Università di Witwatersrand a Johannesburg, con dei finanziamenti provenienti dall’Inghilterra, ha generato numerose proteste in cui la popolazione ha manifestato la paura di tornare ad essere il laboratorio preferito delle multinazionali farmaceutiche.

 

Per rimanere aggiornati sul tema si consiglia di seguire i seguenti siti:

AMREF – https://www.amref.it/
AU – https://au.int/
GAVI – https://www.gavi.org/
OMS/WHO – https://www.who.int/
The Lancet – https://www.thelancet.com/