Il 1° Marzo, a Roma, è stato presentato il Rapporto sull’economia circolare in Italia, edizione 2019, dal Circular Economy Network in collaborazione con ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Sono state confrontate le cinque maggiori economie europee: l’Italia è risultata la migliore, superando Regno Unito, Francia, Germania e Spagna. Tuttavia, sono stati registrati segni di rallentamento rispetto agli anni precedenti: l’Italia ha guadagnato, infatti, un solo punto nell’indice complessivo di circolarità rispetto al 2018, arrivando ad un totale di 103 punti. La Francia, che nel rapporto precedente aveva totalizzato 80 punti, ne ha guadagnati 7 e la Spagna ne ha aggiunti 13 ai 68 accumulati nell’anno 2018.

La performance è stata valutata in base a cinque fattori: la produzione, il consumo, la gestione dei rifiuti, il mercato delle materie prime seconde e investimenti ed occupazione.

In base al calcolo della produttività delle risorse del 2017, l’Italia risultava essere tra i primi paesi europei per valore economico generato da unità di consumo di materia: con un chilogrammo di risorsa generava 3 euro di PIL, valore superiore alla media europea, che ammontava a 2,24€/Kg. La produttività sta subendo però un sostanziale rallentamento, per cui sarà difficile raggiungere il primato del 2014 di 3,24€/Kg.

Il rallentamento riguarda anche la produttività energetica, così come la quota di energia rinnovabile utilizzata rispetto al consumo totale di energia.

Nel settore del consumo l’Italia si aggiudica il terzo posto, davanti alla Germania. Il consumo interno di materia del 2017 ammontava a 514 milioni di tonnellate con una riduzione del 36 % nei 9 anni precedenti. Relativamente al 2018, invece, si assiste ad un’inversione di tendenza con una leggera crescita dei consumi. Nel consumo finale di energia l’Italia è il quarto paese in Europa con un costante decremento registrato tra il 2007 e il 2016. La situazione non è diversa per il consumo familiare, che, però, vede un aumento dell’energia rinnovabile ad uso domestico.

Nell’ambito dell’economia circolare, un sostanziale contributo è dato dalla sharing economy, che prevede l’utilizzo di beni e servizi comuni e condivisi, anziché il loro possesso.

Nella gestione dei rifiuti l’Italia si piazza al primo posto con la Germania, registrando un calo della produzione dei rifiuti con un conseguente aumento del PIL. La percentuale italiana del riciclo di tutti i rifiuti (67%) è nettamente superiore a quella europea (55%) e lo smaltimento in discarica è diminuito del 25%, ma presenta valori ancora molto elevati.

In riferimento al mercato delle materie prime seconde, l’Italia si trova al terzo posto, una posizione in calo rispetto al rapporto relativo al 2018.

Infine, per investimenti ed occupazione, l’Italia si pone al secondo posto, dopo la Germania, seppure scarsamente attiva sul versante dei brevetti e dell’eco innovazione. Il 2.05% dell’occupazione totale è impegnata nei settori dell’economia circolare. Tale dato aggiudica un ulteriore primato europeo alla penisola.

 

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