Lo scorso 26 maggio, più di 50 paesi, tra istituzioni finanziarie e rappresentanti della società civile, si sono riuniti virtualmente alla Conferenza internazionale di solidarietà sulla crisi dei rifugiati e dei migranti venezuelani per discutere sui nuovi fondi da impiegare a sostegno di tale popolazione.

L’evento è stato organizzato dall’Unione Europea e il governo spagnolo e ha visto la partecipazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

Sono stati quindi messi a disposizione 2.544 miliardi di euro, di cui 595 milioni a dono, per rispondere all’emergenza umanitaria fuori e dentro il Venezuela. Ciascun donor deciderà su quali attività e settori canalizzare i fondi che saranno poi gestiti dal paese recettore.

L’Alto Rappresentante Josep Borrell ha dichiarato che l’Unione Europea ha predisposto 144.2 milioni di euro per l’aiuto umanitario, la cooperazione allo sviluppo e la prevenzione dei conflitti. Arancha González Laya, Ministra degli Affari Esteri in Spagna, ha informato che il finanziamento spagnolo corrisponde a 50 milioni. Tali risorse saranno gestite dalle ONG locali, la Croce Rossa Internazionale e le agenzie ONU presenti nei territori dove migliaia di venezuelani vengono soccorsi. L’Italia invece, rappresentata dalla Vice Ministra Del Re, si impegna con 3 milioni di euro addizionali da destinare al Refugee and Migrant Response Plan (RMRP) a valere su fondi DGCS e DGIT per il supporto a organizzazioni internazionali umanitarie.

È bene ricordare che l’Unione Europea è l’attore che destina maggiori risorse per la cooperazione allo sviluppo in America Latina e Caraibi. In quest’area geografica, 3.6 miliardi di euro sono stati utilizzati in programmi bilaterali e regionali dall’inizio dell’esodo venezuelano.

L’emigrazione massiva dal Venezuela è cominciata nel 2014 registrando fino a 5000 persone al giorno in uscita dal paese. Oggi tale dinamica rappresenta il più grande fenomeno migratorio della storia dell’America Latina. Il collasso dell’economia, l’instabilità politica e l’insicurezza sociale, generata dalla quasi totale assenza di cibo e medicine, hanno costretto 5.1 milioni di persone ad abbandonare il Venezuela determinando un fenomeno senza precedenti. Solo la Siria, rispetto ai numeri ma anche alla durata, supera la crisi migratoria e umanitaria venezuelana.

Il primo paese ad accogliere i rifugiati e migranti dal Venezuela è la Colombia con più di 1.8 milioni di venezuelani, seguita da Perù (861.049), Chile (455.494) ed Ecuador (363.018).

Anche in Europa si è registrato un notevole aumento negli ingressi. I dati sono significativi rispetto ai richiedenti protezione internazionale nel 2019: l’Eurostat riporta che i gruppi che hanno maggiormente beneficiato della protezione sono stati i siriani (78.600), gli afghani (40.000) e i venezuelani (37.500). Quest’ultimo gruppo è aumentato di quasi 40 volte rispetto al 2018 con un tasso di riconoscimento della protezione in prima istanza del 96%, la più alta a livello europeo.

Queste cifre, non solo ribadiscono l’esigenza di azioni come quelle intraprese nella Conferenza, ma anche la necessità di un impegno politico da parte dell’Unione in virtù del profondo legame storico-culturale che possiede con il Venezuela. L’emergenza Covid-19 sta inoltre richiedendo specifici aiuti per garantire l’accesso all’assistenza sanitaria ai venezuelani in condizioni di estrema vulnerabilità sociale.

Per conoscere nel dettaglio le attività e le risorse europee impiegate a sostegno dei migranti e rifugiati venezuelani, è possibile consultare il sito della Conferenza o la Piattaforma di coordinamento R4V.