Da oltre 2 settimane 30 persone sono bloccate al confine tra Polonia e Bielorussia. Molti di loro sarebbero provenienti da Afghanistan e Iraq, e ci sarebbero bambini, donne e persone che hanno bisogno di assistenza medica.

Sulla questione si è espressa ieri l’UNHCR che ha sollecitato il governo polacco a garantire a queste persone accesso al territorio, assistenza medica immediata, consulenza legale e supporto psicosociale. “Secondo la Convenzione sui rifugiati, di cui la Polonia è firmataria, i richiedenti asilo non dovrebbero essere puniti per aver attraversato illegalmente il confine”, ha detto Christine Goyer, rappresentante dell’UNHCR nel Paese.

Dal canto suo, il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha sottolineato che i migranti “si trovano sul lato bielorusso del confine” pertanto “Se qualcuno dalla parte bielorussa vuole richiedere lo status di rifugiato, lo faccia a Minsk”.

Oggi è arrivato anche il monito di Dunja Mijatovic, Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa. “La Polonia deve agire immediatamente per proteggere i diritti umani delle persone bloccate al confine con la Bielorussia che si trovano in una situazione umanitaria allarmante”.

Mijatovic ha inoltre condannato le azioni della Bielorussia, accusata di incoraggiare i migranti, non solo afgani, ad attraversare il confine, creando cosi una situazione difficile da gestire per gli Stati limitrofi; ma ammonisce anche la Polonia, la quale – afferma la Commissaria – “non può permettere che persone innocenti e vulnerabili siano vittime della condotta della Bielorussia”. “La risposta di uno Stato membro del Consiglio d’Europa non può essere quella di respingere queste persone, di negargli l’accesso alle procedure per richiedere l’asilo, o tenerle bloccate in una situazione d’emergenza umanitaria”, conclude Mijatovic.