In un’epoca di fake news, di distorsione delle informazioni e strumentalizzazione, anche politica, delle migrazioni, è necessario sviluppare una comprensione più esatta ed oggettiva di un fenomeno che è destinato ad essere sempre più rilevante a livello internazionale.
Secondo quanto sostenuto dalle Nazioni Unite, dei 7 miliardi e 600 milioni di persone che costituiscono la popolazione mondiale a fine 2017, oltre 1 su 30 è un migrante (cioè una persona che si trova fuori del paese in cui è nato o è residente): sono 258 milioni di individui, il 3,4% di tutti gli esseri umani del mondo.
 
Secondo la UN Migration Agency nel 2050, quando l’Africa avrà raddoppiato la sua popolazione e sarà arrivata a 2- 2,5 miliardi di persone, elevando ancor di più il suo già alto “dividendo demografico”, i migranti totali saranno 469 milioni.
Dei suddetti 258 milioni di migranti, ben 230 milioni sono i cosiddetti migranti “economici” che si allontanano dal loro paese di origine in cerca di migliori condizioni di vita. Infatti, una delle principali cause delle migrazioni va ricercata proprio nella disomogenea distribuzione dei beni e delle ricchezze a livello globale.Le migrazioni sono determinate non solo da ragioni di tipo economico, ma anche da trasformazioni sociopolitiche, guerre civili, carestie. I cosiddetti migranti “forzati” o profughi hanno raggiunto i 68 milioni nel 2017: 2,4 milioni in più rispetto all’anno precedente. L’Internal Displacement Monitoring Centre rileva che oltre 40 milioni di tali profughi sono sfollati interni al paese di origine, mentre quelli che emigrano in altri paesi sono 23 milioni, divisi tra rifugiati (la stragrande maggioranza) e richiedenti asilo.
 
Tra i soli profughi che scappano dal proprio paese 1 su 3 proviene dalla Siria (con 6,3 milioni di rifugiati riconosciuti, cui si aggiungono quasi 150mila richiedenti asilo). Inoltre, contrariamente alla convinzione comune, l’accoglienza dei rifugiati nel mondo pesa in misura maggiore sui paesi in via di sviluppo (85% del totale): si pensi alla Turchia che ospita 3,5 milioni di profughi provenienti dalla vicina Siria in guerra.Restringendo il campo al contesto europeo, nell’Ue a 28 Stati, secondo gli ultimi dati Eurostat al 1° gennaio 2017 – i cittadini stranieri sono 38,6 milioni (di cui 21,6 non comunitari) e incidono per il 7,5% sulla popolazione complessiva. L’Italia non è né il paese con il numero più alto di immigrati né quello che ospita più rifugiati e richiedenti asilo. Difatti, con circa 5 milioni di residenti stranieri (5.144.000 a fine 2017, secondo l’Istat), viene dopo la Germania, che ne ospita 9,2 milioni, e il Regno Unito, con 6,1 milioni, mentre supera di poco la Francia (4,6 milioni) e la Spagna (4,4).
 
A farsi strada in Europa, nonostante le numerose campagne e gli apprezzabili progetti a favore dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti, è una politica di disinformazione, di rabbia e di sovradimensionamento di un fenomeno che, con politiche nazionali ed internazionali inclusive, potrebbe essere normato e regolarizzato.Non devono essere sottovalutati, quindi, gli sforzi dell’Unione Europa, cosi come dell’Onu e rispettive agenzie di difesa dei rifugiati nel mondo, di far acquisire consapevolezza di un fenomeno che è a tutti gli effetti globale e che rischia di essere frainteso.
 
Estremamente utili si sono rivelati essere i documentari, i cortometraggi e le interviste volti a rafforzare, attraverso la potenza delle immagini, i lunghi e faticosi percorsi che centinaia di migliaia di individui affrontano ogni giorno.
Proprio per sensibilizzare sul tema dell’immigrazione e dei flussi migratori, National Geographic ha stanziato un bando dal titolo “Documenting Human Migration” con cui intende supportare progetti che concorrano a comunicare e raccontare, attraverso l’educazione e lo storytelling, il fenomeno della migrazione degli esseri umani. Tale fenomeno comprende la migrazione delle comunità nomadi, dei rifugiati, dei migranti economici e delle vittime di tratta. Sarà data priorità ai progetti che si pongono come obiettivo quello di documentare cause ed effetti delle migrazioni e di sviluppare programmi educativi o azioni di sensibilizzazione sul tema. Tutte le informazioni si possono trovare nella pagina web del bando.
 
Anche il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) promuove la sesta edizione del concorso Fammi vedere” per cortometraggi sul diritto d’asilo. Il bando è rivolto a tutti coloro che intendono raccontare, con il linguaggio cinematografico, la vita dei richiedenti asilo e dei rifugiati. È un concorso teso a mostrare l’altra faccia dell’attualità, quella dell’integrazione e della convivenza.
 
 
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