Lo scorso 9 aprile si è tenuta una web conference organizzata dal Green City Network e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile sul tema della pandemia, su come essa stia influenzando la vita di miliardi di persone e su un ripensamento degli stili di vita da adottare a conclusione della stessa. La conferenza ha accompagnato la presentazione del Dossier “Pandemia e sfide green del nostro tempo”, che contiene analisi e proposte sul cambiamento dei costumi per l’economia circolare, la decarbonizzazione e la mobilità sostenibile, unite alla riflessione sul futuro del nostro abitare.

Scopo dell’incontro telematico è stato quello di indurre ad una riflessione su come gestire, dopo la pandemia, le abitazioni, gli spazi intermedi e le città. Il Coronavirus ha indotto la gran parte della popolazione mondiale al lockdown; attività produttive e commerciali sono state sospese e si sono ridotti drasticamente il consumo e le emissioni. Le strade da percorrere alla fine del blocco sono principalmente due: tornare alla vita di prima o cambiare le nostre abitudini, approfittando del periodo a casa per ripensare le nostre vite in una logica di economia circolare.

A partire dalla disponibilità di cibo – ci informa Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – si registrano le prime ripercussioni della crisi: fino ad ora la disponibilità di approvvigionamenti è stata garantita, ma si cominciano a registrare flessioni, dovute alle difficoltà logistiche. Ne deriva la necessità di ridurre gli sprechi alimentari.

Con il raddoppio della popolazione in quasi 50 anni, i consumi si sono quadruplicati. La situazione andrà peggiorando da qui al 2050 e, considerando che emissioni, effetto serra e stress idrico sono causati per il 90% dall’estrazione di risorse e da processi di trasformazione, è chiaro che i nostri consumi vadano moderati.

Il tema dei consumi richiama il passaggio dall’economia lineare all’economia circolare, che distende la vita dei prodotti, ricicla, riutilizza e riaggiusta.

Si stanno verificando difficoltà nella gestione di rifiuti, specie quelli provenienti da ospedali e da abitazioni di persone positive al COVID-19. Emerge, quindi, la necessità di contenere i danni alla raccolta differenziata e al riciclo dei rifiuti e non sottrarre alla raccolta rifiuti il suo carattere di servizio essenziale.

Il crollo dei consumi, delle attività produttive e delle emissioni di CO2 non durerà dopo la fine della crisi, se non si interviene decarbonizzando le nostre città, a partire dalle abitazioni private, tramite la riqualificazione energetica degli edifici, la massimizzazione dell’efficienza energetica di impianti ed elettrodomestici e l’impiego progressivamente maggiore di fonti rinnovabili di energia.

A crisi conclusa sarà, inoltre, necessario un passaggio ad una mobilità sostenibile. Linee guida per tale passaggio sono già state proposte nella Strategia per la Mobilità sostenibile dell’UNEP e dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, basata sui principi di riduzione della domanda di mobilità, spostamento a modalità di trasporto meno inquinanti e miglioramento della qualità ecologica dei mezzi di trasporto.