Lo scorso 12 settembre il Parlamento Europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ha approvato la riforma della normativa in materia di copyright. Hanno votato a favore della riforma 438 europarlamentari, 226 hanno votato contro e 39 si sono astenuti.

La riforma, già votata e bocciata dall’aula lo scorso luglio, è nata con lo scopo di aggiornare le regole sul diritto d’autore nell’Unione Europea e armonizzare le leggi sul copyright nei singoli stati membri. Mentre la  necessità di una riforma era condivisa da tutti i parlamentari, alcuni punti della normativa approvata sono stati oggetto di un acceso dibattito, perché accusati di eccessiva vaghezza e per il pericolo che interpretazioni diverse su base nazionale possano produrre effetti inaspettati e pericolosi.

Nello specifico i gruppi contrari alla riforma si sono concentrati sull’articolo 11 e 13 del nuovo testo, considerati come un serio rischio per la libertà di informazione online. I due articoli sono stati oggetto di numerosi emendamenti con lo scopo di venire incontro a questo tipo di preoccupazioni; gli oppositori, però, ritengono che la sostanza della riforma sia rimasta invariata, nonostante i tentativi di modifica.

L’articolo 11 del testo prevede che ogni stato membro si assicuri che gli editori dei siti di notizie ricevano una “consona ed equa remunerazione” per l’uso dei loro materiali da parte dei “fornitori di servizi nella società dell’informazione”. Una regola come questa, secondo i critici, avrà l’effetto di danneggiare i  fornitori di servizi meno affermati sul mercato, aumentando il monopolio delle grandi aziende.

L’articolo 13, invece, prevede che tutte le piattaforme online debbano esercitare un controllo preventivo su ogni contenuto caricato dai propri utenti, per evitare la diffusione di materiale coperto da copyright. Oltre alla difficoltà di implementare un sistema di controllo di questa ampiezza, i critici sostengono che questo articolo è, di fatto, contrario ai principi di apertura e libera circolazione delle informazioni su internet.

Dopo il voto favorevole del Parlamento Europeo il passo successivo è la trattativa tra istituzioni europee e stati membri che potrebbe determinare, in caso di forte opposizione da uno o più stati, la non adozione della riforma.