Le donne in Polonia hanno scelto di dire basta e di scioperare contro una sentenza non impugnabile della Corte Costituzionale che ha introdotto un divieto quasi totale di aborto nel Paese, non considerando più validi i problemi di salute della madre e del nascituro. Jaroslaw Kaczynski, considerato il vero intermediario del potere e presidente del partito Diritto e Giustiza (in polacco, Prawo i Sprawiedliwość, PiS) al potere dal 2019 e promotore di una battaglia legale per impedire che l’aborto venga praticato sul territorio polacco, ha etichettato le proteste come un tentativo di distruggere la Polonia, invitando le persone ad opporsi e a difendere la nazione e la Chiesa Cattolica. Anche il primo ministro Mateusz Morawiecki ha espresso il proprio parere favorevole, affermando che nessun’altra sentenza del tribunale avrebbe potuto essere coerente con la Costituzione polacca che “deve garantire la protezione legale della vita di ogni essere umano”. Dopo aver paragonato il simbolo della manifestazione a iconografia nazista, lo stesso ha invitato a interrompere ogni protesta, considerando i gravi rischi derivanti da un’alta concentrazione di persone in un periodo di pandemia.

L’aborto è una questione profondamente controversa in Polonia, che ha insieme a Malta una delle leggi più severe in Europa. Nel 2014 il Centro di Ricerca polacco sull’opinione pubblica (CBOS) aveva constatato come il 65% dei polacchi intervistati era contrario all’aborto mentre solo il 27% lo considerava accettabile.

Ogni anno in Polonia vengono eseguiti legalmente circa 1000 aborti, eseguiti per gravi malformazioni del feto. Gli organizzatori della protesta, il movimento femminista “Lo sciopero delle donne”, affermano tuttavia che il numero di aborti che vengono effettuati illegalmente o in altro paese Europeo oscillino tra gli 80 e i 120 mila casi ogni anno, situazione che mette in pericolo la salute delle donne, specie coloro che praticano l’aborto in via illegale.

È evidente come negli ultimi anni l’influenza della Chiesa cattolica abbia ostacolato un diritto che le donne in altre parti del mondo esercitano senza problema alcuno. Chiesa cattolica che ha subito forti critiche e che sta vedendo scemare negli ultimi mesi la propria influenza tra le giovani generazioni, che hanno partecipato in gran numero alle manifestazioni di questi ultimi giorni

Forti sono state le reazioni a livello politico sia interne al paese che a livello internazionale, con esponenti dell’opposizione che hanno mostrato solidarietà ai manifestanti e hanno chiesto un vero dibattito sui pieni diritti riproduttivi per le donne. Forti le accuse anche dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) che in un comunicato ha affermato come “la Polonia avesse deciso di sacrificare il diritto umano delle donne a servizi sanitari sicuri e legali per l’interruzione della gravidanza a causa della protezione del diritto alla vita del nascituro in violazione dei suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani” e che “la decisione della Corte costituzionale non può essere giustificata invocando la protezione del diritto alla vita, poiché il diritto alla vita e tutti gli altri diritti umani ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani sono concessi a coloro che sono nati.” Anche il Presidente della Repubblica polacca, Andrzej Duda ha dichiarato contrapponendosi al partito di maggioranza come le donne avessero il diritto all’aborto in caso di gravi malformazioni del feto.