Il riferimento alle procedure di infrazione della Commissione europea nei confronti degli Stati membri è sempre più centrale nel dibattito politico e mediatico recente. Di fatto, come definito dagli articoli 258, 259 e 260 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE), una procedura d’infrazione rappresenta un’azione volta a rilevare eventuali inadempimenti degli obblighi del diritto europeo da parte degli Stati membri. Alla fase pretenziosa iniziale, seguono misure definite dagli Stati inadempienti, volte a rimediare alla propria situazione, che, se non realizzate entro i tempi definiti, sfociano in un’imposizione da parte della stessa Commissione. Nel 2008 è stato inaugurato il progetto EU Pilot, volto a favorire la cooperazione tra gli Stati membri e la Commissione al fine di risolvere i problemi legati alla non corretta applicazione del diritto dell’UE ed alla sua non conformità con il diritto nazionale, prima dell’incorrere delle procedure di infrazione. Le 178  indagini di EU Pilot del 2018 hanno riguardato l’ambiente (35%), l’energia (19%), le azioni per il clima (13%), le tasse e le dogane (10%) e, come dal principio,  l’Italia risulta tra i Paesi sottoposti al più alto numero di interrogazioni. Considerando le dieci settimane di tempo che la Commissione concede agli Stati per fornire dei chiarimenti e la media italiana di novanta giorni nell’inoltrare la propria risposta, non stupisce che vertano oggi sul nostro Paese ben 72 procedure di infrazione[1]. Di queste, 17 riguardano l’ambiente, 4 il settore energetico, 3 l’agricoltura e 1 la pesca.

In particolare, tra le procedure di infrazione inerenti l’ambiente:

  • Infrazione 2004/2034Cattiva applicazione degli articoli 3 e 4 della direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane;
  • Infrazione 2003/2077Non corretta applicazione delle Direttive 75/442/CE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 1999/31/CE sulle discariche;
  • Infrazione 2014/2125Cattiva applicazione della Direttiva 98/83/CE sulla qualità dell’acqua destinata al consumo umano dovuta alle concentrazioni di arsenico;
  • Infrazione 2014/2147Cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente – Superamento dei valori limite di PM10 in Italia;
  • Infrazione 2015/2043Applicazione della direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria ambiente – Superamento dei valori limite di biossido di azoto;
  • Infrazione 2015/2163 – Mancata designazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e mancata adozione delle misure di conservazione. Violazione degli artt. 4(4) e 6(1) della Direttiva Habitat, 92/43/CEE;
  • Infrazione 2017/2172Regolamento (UE) n. 511/2014 sulle misure di conformità per gli utilizzatori risultanti dal protocollo di Nagoya relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione nell’Unione;
  • Infrazione 2017/2181Non conformità alla Direttiva 1991/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane;
  • Infrazione 2018/2356 – Violazione degli artt. 17.2 e 17.3 della Direttiva 2008/56/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino.

In riferimento a quest’ultima c’è da precisare che rappresenta il quinto contenzioso risolto positivamente dall’Italia nell’ultimo anno. L’archiviazione della procedura è avvenuta lo scorso 11 giugno, in merito alla quale è così intervenuto il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa: “Adesso però dobbiamo guardare avanti, perché sappiamo che la sfida che ci aspetta è ancora impegnativa. Ecco perché stiamo lavorando in costante contatto con la Commissione europea per veder calare il numero delle procedure d’infrazione ambientali che affliggono il nostro Paese, come quelle relative alle acque reflue, che hanno un impatto molto forte sui cittadini, o sulla qualità dell’aria, cui abbiamo impresso una forte accelerazione nei giorni scorsi con l’impegno sottoscritto nel protocollo ‘aria pulita’ durante il Clean Air Dialogue di Torino”.

 

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