Il 10 novembre 2020 la Commissione Bilancio del Parlamento Europeo ha annunciato il raggiungimento dell’accordo politico preliminare tra il Parlamento Europeo ed il Consiglio sul Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, a cui si aggiunge il Programma Next Generation EU (al cui interno trova ampio spazio il Recovery Fund).

Le voci del Bilancio EU otterranno un aumento di 16 miliardi di euro, frutto di negoziati durati mesi tra le due Istituzioni Europee.

L’Europarlamento avrebbe voluto un incremento di 39 miliardi di euro per tutelare due delle priorità dell’UE, il Green Deal e l’Agenda Digitale, mentre il Consiglio ne avrebbe aggiunti solo 9 miliardi.

L’aumento del bilancio garantirà il rafforzamento delle  Priorità Faro con lo scopo di proteggere i cittadini dalla pandemia Covid-19, di aumentare la resilienza dinanzi alle emergenze e crisi future, di promuovere e favorire le opportunità per le generazioni future e di tutelare e preservare i valori fondamentali dell’Unione Europea.

La notizia del nuovo compromesso fa ben sperare in un avvio senza ritardi del Recovery and Resilience Facility, comunemente conosciuto come Recovery Fund e considerato la fonte principale dell’UE per far fronte alle conseguenze provate dalla pandemia Covid-19. Grazie a questo nuovo accordo, inoltre, i Programmi europei quali EU4Health ed Erasmus+ godranno di una dotazione finanziaria maggiore.

A questo punto la domanda sorge spontanea, come farà l’Unione Europea a far fronte a queste spese aggiuntive, vista l’attuale situazione economica che fortemente risente della pandemia?

In linea con le indicazioni delle Istituzioni europee, i fondi aggiuntivi saranno ricavati dai proventi ottenuti dalle multe per la violazione del principio di concorrenza leale che la normativa europea impone alle imprese; dalla tassa sulla plastica monouso (a partire dal 2021) ed attualmente si sta verificando la possibilità di trarre vantaggi economici dal sistema di scambio delle quote di emissione del carbonio e dall’imposta sulle transazioni finanziari (a partire dal 2026).

Ora non ci resta che attendere che l’accordo venga formalmte approvato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio e poi iniziare a lavorare!