Lo scorso 11 febbraio si è celebrato il Safer Internet Day, la Giornata Internazionale della Sicurezza in Rete promossa dalla Commissione Europea che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi emergenti online, analizzando annualmente un argomento che riflette le preoccupazioni più attuali.

L’iniziativa è nata all’interno del progetto UE SafeBorders nel 2004 ed è stata successivamente ripresa da Insafe, la rete europea di Centri Safer Internet (SIC) che attua campagne di sensibilizzazione e educative, lavorando a stretto contatto con i giovani per garantire un approccio multi-stakeholder per creare un internet migliore. L’iniziativa è cresciuta oltre la sua tradizionale area geografica di riferimento ed è ora celebrata in circa 160 paesi.

In occasione della ricorrenza della giornata, Save the Children Italia ha redatto un report dal titolo “Dai like alle piazze: giovani e partecipazione civica online” in cui ha voluto esplorare la relazione che coinvolge i ragazzi, le tecnologie digitali e le esperienze di partecipazione onlife, ossia la dimensione vitale, sociale e comunicativa, lavorativa ed economica, vista come frutto di una continua interazione tra la realtà materiale e la realtà virtuale e interattiva.

Il dossier analizza il rapporto Istat – “Cittadini e ICT” del 2019, in cui è evidenziato come in Italia l’utilizzo di Internet e dei dispositivi tecnologici stia coinvolgendo sempre più la fascia di popolazione giovane, in particolare «3 bambini o preadolescenti (6-14 anni) su 4 frequentano la rete, sviluppando una grande familiarità con Internet che diventa quasi assoluta tra i 15-24enni (94%)». Tuttavia, il dato più interessante è che la maggior parte dei giovani (circa il 90%) utilizzano soprattutto i social per interagire con i loro coetanei, mentre sono molti meno coloro che usano internet per informarsi tramite giornali e riviste online.

Il report si concentra in particolar modo su quanti adolescenti si servono di internet per seguire o aderire a cause a sfondo sociale, civico o politico e si impegnano attivamente in prima persona anche oltre la rete e su quali forme di partecipazione vengono predilette, intendendo per partecipazione non tanto la formazione del consenso, ma la forma attiva della cittadinanza. Non a caso infatti, democrazia rappresentativa e partecipativa oggi richiedono sempre più il coinvolgimento delle tecnologie digitali e dei servizi online e ciò che viene evidenziato è l’aumento della partecipazione a campagne organizzate in modo informale, come ad esempio proteste popolari o le discussioni di politica nella community. Un altro dato emergente è che spesso queste forme di attivismo sono molto più individualizzate e ad hoc, quindi legate a specifici temi, che danno la possibilità di contribuire a progetti e iniziative promosse da enti quali ONG, associazioni e movimenti sociali. L’interesse dei giovani è rivolto soprattutto alle tematiche più attuali, quali le questioni climatiche, le migrazioni, la lotta contro le discriminazioni, il bullismo o gli stereotipi. Tuttavia la conclusione del report fa riflettere: si evidenzia infatti che l’agire online è un agire libero ma che è necessario essere nelle condizioni di conoscere le regole del gioco, ossia bisogna poter disporre di una informazione costante e di qualità che permetta di prendere decisioni consapevoli, coscienti del fatto che tali decisioni possono avere dei risvolti significativi a livello sociale. Non a caso c’è un chiaro riferimento alla necessità della media education, ossia lo sviluppo di approcci e percorsi innovativi centrati sull’educazione alla cittadinanza digitale e ai media che supportino queste nuove forme di espressione.

Non sarebbe allora utile continuare a investire anche altre risorse, come quelle dei fondi europei per sviluppare e diffondere la didattica innovativa e inclusiva?