L’innovazione tecnologica e digitale ha cambiato molti aspetti della nostra vita, incluso il mercato del lavoro. Negli ultimi anni l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) ha condotto degli studi volti ad indagare le sfide e le opportunità rappresentate dalle attuali trasformazioni, proponendo una lettura in chiave di genere.

I settori legati alle cosiddette discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica), incluse le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), sono cresciuti molto più rapidamente degli altri e si stima che tra il 2013 e il 2025, l’occupazione nell’informatica aumenterà dell’8%. Oltre a migliori prospettive di impiego, i professionisti dei settori STEM percepiscono retribuzioni molto più elevate: in media le donne operanti in questo settore sono meglio pagate e il gap retributivo mensile tra donne e uomini è inferiore tra gli specialisti ICT (13 %) rispetto agli altri lavoratori dipendenti (33 %). Non solo, i professionisti digitali dispongono solitamente di una maggiore autonomia nel decidere i propri orari di lavoro e ciò consente un miglior equilibrio tra vita privata e professionale, dando alle donne occupate in questo settore la possibilità di integrare bene il lavoro con gli impegni familiari.

Alla luce di tali fatti, l’inclusione lavorativa delle donne in settori in crescita e ad alta produttività risulta essere strategica per promuovere la parità e per contrastare le discriminazioni di genere che affliggono la tecnologia stessa. Tuttavia, la percentuale di donne che esercitano professioni STEM è pari al 14% e, a fronte di un’elevata domanda di specialisti ICT nell’Unione Europea, le donne rappresentano appena il 17% della forza lavoro impiegata.

Secondo lo studio dell’EIGE, l’esigua percentuale di donne laureate in discipline STEM è dovuta al persistere di stereotipi nell’istruzione, alle conseguenti differenze tra i generi nelle scelte delle materie di studio e alla carenza di modelli femminili.

Lo studio riporta infatti che il 90% dei giovani di entrambi i sessi, di età compresa fra i 16 e i 24 anni, possiede competenze tecnologiche e digitali sufficienti, tuttavia sono i ragazzi, rispetto alle ragazze, a mostrare una maggiore sicurezza nell’utilizzo di dispositivi digitali con cui hanno poca familiarità. Questo differenziale nella fiducia in se stessi si riflette nel fatto che le discipline STEM registrano la segregazione di genere più forte. Inoltre, una delle barriere che scoraggiano le donne dal cercare lavoro nei settori ICT è costituita dal predominio maschile nei luoghi di lavoro. Le specialiste ICT si trovano soprattutto nei luoghi in cui il numero di donne è maggiore, ad indicare che la loro capacità di accedere a tali professioni e di rimanervi è fortemente influenzata dalla massa critica di donne già presenti.

L’EIGE suggerisce che la riduzione del divario di genere nell’istruzione delle discipline STEM contribuirebbe ad aumentare l’occupazione e la produttività delle donne e a ridurre la segregazione professionale; e, in prospettiva più ampia, favorirebbe la crescita economica attraverso una maggiore produttività e una maggiore partecipazione attiva al mercato del lavoro. A questo proposito è da segnalare il bando “Girls 4 STEM in Europe” [link: https://bit.ly/2LKTlcp], lanciato dalla Commissione Europea proprio per finanziare un progetto pilota volto a ridurre tale divario di competenze.

Gli studi citati sono accessibili ai seguenti indirizzi:

https://bit.ly/2XAubV2

https://bit.ly/2XAOn9y