L’Europarlamento dichiara guerra alle microplastiche, chiedendone il divieto di utilizzo entro il 2020, e anche lo stop totale alle plastiche ‘oxo-degradabili’, che si frammentano con luce e caldo, usate inizialmente in alternativa alle bioplastiche perché meno costose relativamente al processo produttivo, ma che non hanno dimostrato di possedere dei visibili vantaggi sotto una logica ambientale, rispetto ai materiali tuttora utilizzati. Questi sono solo alcuni dei temi che il Parlamento Europeo ha preso in esame con l’approvazione, a larga maggioranza, del Documento di risoluzione, che punta a contrastare gli effetti negativi che l’utilizzo delle plastiche sta provocando all’ecosistema europeo, ma anche mondiale.

La risoluzione invita tutti gli stakeholder del settore a realizzare azioni concrete per far sì che tutti gli imballaggi di plastica, entro il 2030, siano riutilizzabili o riciclabili, ad abbinare la loro identità di marchio a modelli aziendali sostenibili e circolari e a utilizzare il loro potere di marketing per promuovere e favorire modelli di consumo “green”. Si chiede, inoltre, di definire degli standard sulla qualità per rafforzare il mercato della plastica riciclata, tenendo conto dei diversi gradi di riciclaggio compatibili con i diversi usi, salvaguardando allo stesso tempo la salute pubblica e la sicurezza alimentare. La risoluzione invita, infine, gli Stati membri a valutare l’introduzione di un’imposta sul valore aggiunto (IVA) calmierata per i prodotti che derivano da processi produttivi in cui sono stati utilizzati dei materiali riciclati.

Evidenziando i danni che l’utilizzo sconsiderato della plastica ha provocato, la risoluzione dell’Europarlamento prevede la necessità di un’azione di prevenzione che miri a creare un insieme di misure, sia volontarie che regolamentari, sottolineando il fatto che questo insieme di misure deve essere compatibile con l’integrità del mercato unico, ma che soprattutto diano degli effetti positivi e concreti sul miglioramento dello status ambientale.

L’urgenza d’intervento che i policy makers europei hanno espresso realizzando la Risoluzione sembra rispecchiare le stesse preoccupazioni dei cittadini, infatti, secondo gli ultimi dati raccolti dal Sondaggio europeo del 2017, una larga maggioranza, circa l’87% dei cittadini europei si dichiarano preoccupati dell’impatto che i prodotti derivati dalle plastiche producono sulla loro salute e sull’ambiente. Ecco dunque giungere il momento di trasformare concretamente le preoccupazioni pubbliche in una responsabilità pubblica, necessaria per innescare un reale cambiamento.

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