Il Trattato di Maastricht nel 1992 ha introdotto la Cittadinanza Europea, che ha sancito il diritto alla libera circolazione nel territorio dell’UE per tutti i cittadini degli Stati membri. Oggi, generazioni di individui abituati a viaggiare sperimentando il privilegio di essere cittadini europei, fanno i conti con i limiti ed i vincoli imposti dagli Stati a difesa della salute pubblica. La libertà individuale di spostarsi e viaggiare, diritto non negoziabile, oggi viene sacrificato a tutela di un diritto altrettanto importante: la salute dei cittadini. Un evento non controllabile come l’attuale diffusione della Covid-19 ci ha costretti a fare i conti con sensazioni quali impotenza e frustrazione, davanti ad una nuova normalità che ci costringe a riconsiderare i rapporti tra stati, tutelando una distanza che è, paradossalmente, sinonimo di vicinanza e condivisione.

L’impellente necessità di tutelare la salute pubblica ha condotto i paesi ad intervenire, limitando la libera circolazione dei cittadini ed attuando protocolli di accoglienza e monitoraggio di quanti entrano ed escono dai confini. L’Italia da qualche giorno ha confermato la necessità all’arrivo, di mostrare l’esito di un tampone PCR negativo e l’obbligo di quarantena fiduciaria nei successivi 5 giorni dall’arrivo, ripetendo al termine di questi un ulteriore test molecolare o antigenico.

L’esplosione di contagi nel Regno Unito a partire da Dicembre 2020, ha ispirato la Scozia a soluzioni drastiche, adottate anche in Inghilterra e da ultimo in Irlanda, con la predisposizione di uno strumento di contenimento elitario. Sono stati riservati alcuni alberghi all’accoglienza di quanti giungono nel paese, nei 14 giorni successivi all’ingresso, con le relative spese di soggiorno a carico degli ospiti. Tra questi paesi, per quanto riguarda il caso Irlandese, rientrano Italia, Francia, Belgio e Lussemburgo, aggiunte negli ultimi giorni.

Tali disposizioni nonostante mirino a scoraggiare viaggi non necessari, a tamponare il dilagare del virus e delle relative varianti in evoluzione, rischiano di minacciare principi e diritti fondamentali dell’UE. In un continente che ha il dovere di garantire il rispetto delle pari opportunità, essere costretti a pagare somme sostanziali per giungere in uno di questi paesi, risulta discriminatorio nei confronti di cittadini che non predispongono dei mezzi necessari. Vi sono cittadini che viaggiano per necessità e questo sottolinea l’urgenza di una campagna vaccinale universale, che protegga e tuteli tutti i diritti di tutte le persone.

Per rallentare la diffusione della coronavirus oltre alle restrizioni di viaggio, la Commissione Europea ha creato la piattaforma Re-open EU; uno strumento nato all’interno del pacchetto Turismo e trasporti, per aiutare i viaggi e il turismo a riprendere in sicurezza. Re-open oggi consente di informare i cittadini circa le necessarie precauzioni sanitarie in ogni circostanza di viaggio, offrendo ai cittadini una panoramica per ciascun paese, circa i dati epidemiologici e le misure nazionali di sicurezza. Le informazioni sono disponibili per tutti i paesi europei, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, aggiornate quotidianamente, utilizzando dati verificati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e degli Stati membri. La piattaforma è disponibile nelle 24 lingue ufficiali dell’UE, ed è inoltre disponibile come app mobile gratuita per Android e iOS.

I tempi sono complessi e davanti alle emergenze è più semplice ed immediato osservare ciò che non funziona. È nostro dovere però contribuire al bene comune, dando il giusto risalto alle disposizioni che favoriscono la nostra tutela. Viaggiare, oltre ad un diritto, è un piacere a cui non vogliamo rinunciare, ma possiamo pazientare con fiducia, in attesa del Digital Green Certificate, il nuovo sistema in corso di valutazione alla Commissione Europea. Il Digital Green Certificate coprirà tre tipologie di certificazione: il certificato di avvenuta vaccinazione, il certificato di negatività al virus e il certificato di guarigione dall’infezione. Documenti che verranno rilasciati e utilizzati in tutta l’Unione europea. Questo vuol dire che tutti i cittadini dell’Ue, i loro familiari, nonché i cittadini di Paesi terzi che soggiornano o risiedono negli Stati membri e che hanno il diritto di viaggiare in altri Stati membri, avranno la possibilità di riceverli gratuitamente.

Il certificato verde digitale è funzionale alla libera circolazione all’interno dell’UE, pertanto i cittadini che non sono stati ancora vaccinati non subiranno nessuna discriminazione. Il certificato verde potrà fornire prova dei risultati dei test ed offre agli Stati membri l’opportunità di adeguare le restrizioni in vigore, con l’obiettivo di creare le condizioni per considerare questa una prova dello stato COVID-19 delle persone, ed agevolarne così gli spostamenti.

Oggi ci sentiamo impauriti e spaesati, ma la brezza di un volo fatto in libertà, la gioia di scoprire nuovi luoghi e di vivere tutto questo come una ricchezza, tornerà a fare da sfondo ai nostri viaggi in Europa e nel Mondo.