Mentre i governi e le organizzazioni internazionali sono alle prese con le sfide globali poste dalla diffusione della pandemia di COVID-19, la Giornata mondiale contro l’AIDS riporta l’attenzione su un virus ancora oggi mortale: l’HIV.

L’appuntamento annuale del primo Dicembre, istituito nel 1988 durante il Summit mondiale dei ministri della sanità, ha lo scopo di unire le persone di tutto il mondo e mobilitarle per combattere l’HIV in modi differenti.

Nonostante siamo ben lontani dalla curva dei contagi raggiunta nel periodo compreso tra gli anni 2000-2005 – circa 2,8 milioni di contagi all’anno – l’epidemia di HIV rappresenta ancora oggi una sfida per la sanità mondiale.  I dati statistici dell’UNAIDS, infatti,mostrano che soltanto nel 2019 sono state diagnosticate 1,7 milioni nuove infezioni da HIV. Numeri senz’altro in miglioramento, ma che continuano a far paura e che ricordano quanto sia importante mantenere alta l’attenzione.

Una criticità, legata alla diffusione del virus, è data dalla scarsa accessibilità alle cure. Difatti, secondo i dati UNAIDS aggiornati al mese di giugno 2020, soltanto 26 milioni di persone accedono facilmente alla terapia antiretrovirale, al netto delle 38 milioni contagiate. Uno studio del 2017 evidenzia come, alla base di questa difficoltà di accesso, vi siano delle disuguaglianze di origine economica. Lo studio mostra come la diffusione dell’HIV e dell’AIDS, la quale rientra nelle cosiddette “malattie della povertà”, sia prevalentemente concentrata nei Paesi a basso reddito dell’Africa Sub-Sahariana, Asia e America Latina. In queste aree geografiche, infatti, milioni di persone non hanno accesso alle cure essenziali a causa della scarsa diffusione del benessere, registrando così alti tassi di morbilità e mortalità.

Ad oggi l’infezione da HIV rappresenta soprattutto un problema sociale. Un recente sondaggio, effettuato dalla “Lega italiana per la lotta contro l’AIDS” (LILA), mostra come il virus sia alla base di numerose discriminazioni.  I partecipanti sono stati invitati a rispondere ad alcune domande rispetto allo stato sierologico, con un focus specifico rispetto a episodi di discriminazioni. I risultati del sondaggio mostrano che il 7% dei partecipanti risulta essere sieropositivo e il 32% di questi ha dichiarato di aver subito trattamenti ingiusti a causa del proprio stato sierologico, soprattutto in contesti sanitari e lavorativi (al 13% dei partecipanti sieropositivi è stato negato un posto di lavoro).

Esiste, inoltre, uno stigma legato all’idea di testarsi: il 37% dei partecipanti ha infatti affermato di non aver mai eseguito un test diagnostico.

Attualmente in Italia è possibile eseguire dei test diagnostici in modo anonimo e gratuito. Per ulteriori informazioni sui centri, consultare https://www.uniticontrolaids.it. A sottolineare l’importanza del WorldAidsDay sono stati anche il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, e Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo, che su Twitter hanno evidenziato l’importanza di una rete solidale globale in materia di cura dell’HIV.